lunedì 5 marzo 2012
Costa Concordia: Fare Ambiente estromessa dall’incidente probatorio
Assistiamo increduli alla decisione assunta dal gip Valeria Montesarchio che ha estromesso le Associazioni e gli Enti dall’udienza di incidente probatorio del naufragio della “Costa Concordia” asserendo la mancata contestazione del reato ambientale.
È inaccettabile che le associazioni esponenziali portatrici di interessi diffusi non possano partecipare a questa essenziale fase di accertamento delle verità, veicolando gli specifici valori di cui sono portatori.
La vicenda in esame rappresenta uno spaccato di come un errore – colposo o meno come si dovrà accertare – possa incidere enormemente nella qualità della vita degli individui, violati nel loro “interesse all’Ambiente” nella sua più ampia e completa accezione di matrice costituzionale.
La questione, che già presenta una riconosciuta complessità tecnica, assume molteplici ed imprevedibili sfaccettature che meritano un’accurata e completa analisi, persino in relazione alla formulazione dell’imputazione stessa, emergendo potenziali nuovi capi e possibili responsabili nel corso dello svolgimento delle indagini preliminari.
La partecipazione degli enti portatori di interessi diffusi non può che portare un evidente giovamento all’attività della magistratura, anche in considerazione della finalità stessa dell’incidente probatorio che è finalizzato alla piena comprensione della dinamica della condotta e nell’accertamento dei fatti, frustrando altrimenti la stessa ragione dell’istituto della costituzione di parte civile riconosciuta alle Associazioni ambientaliste.
Avv. Peter Lewis Geti
Avv. Antonio Iaconetti
Avv. Danilo Ferrante
Pool legali Fare Ambiente
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Antonio Iaconetti Coordinatore di Fare Ambiente per la Calabria
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lunedì 27 febbraio 2012
Costa Concordia. Fare Ambiente sollecita le preoccupazioni per l’ambiente.
PISA-FIRENZE. Dopo tre settimane dal naufragio della Costa Concordia nei pressi dell’isola del Giglio, la Compagnia raggiunge l’accordo per il risarcimento dei passeggeri, mentre prosegue l’inchiesta volta all’accertamento delle responsabilità. Ma il disastro ambientale si è già consumato e potrebbe aumentare ulteriormente con la dispersione in mare del combustibile.
«Un evidente e grave danno si è già abbattuto sulle coste dell’isola – afferma Giuseppina Gusella, coordinatrice regionale per la Toscana di Fare Ambiente, movimento ecologista europeo – Oltre ai versamenti di idrocarburi, si rileva un’evidente alterazione della costa e del fondale, con la connessa distruzione di un habitat mediterraneo che non aveva eguali. Siamo vicini ai naufraghi ed alle famiglie delle vittime, ma non dimentichiamo che anche noi siamo vittime di questo attentato alla natura e alle bellezze artistiche e naturali del Paese».
L’ufficio legale dell’Associazione, composto dagli avvocati Peter Lewis Geti, Antonio Iaconetti, Michele Sanfilippo, Fabio Azzaroli, Danilo Ferrante, Maddalena Gajo, Enrico Vitali, Giuseppe Triarico procederà pertanto con la costituzione parte civile nel giudizio che si celebrerà all’esito delle indagini preliminari, schierandosi in prima linea per il riconoscimento del danno causato all’ambiente e alla salute delle persone.
«Le responsabilità sono ancora da accertare – dichiara Geti – ma sarà importante tenere ben presente il valore ambientale ed il rischio per la salute pubblica che dilaga con la putrefazione delle merci a bordo del natante, cagionando un danno irreversibile all’ecosistema marino. Un vero disastro, che si ripercuoterà nell’area per gli anni a venire».
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mercoledì 8 febbraio 2012
PONTE STRETTO:FARE AMBIENTE,SI RINUNCIA GRANDE OPPORTUNITA'
'REVOCA FINANZIAMENTI E' SCHIAFFO SONORO E INACCETTABILE'
CATANZARO
(ANSA) - CATANZARO, 23 GEN - ''La revoca dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina e l'accantonamento di quest'opera strategica e fondamentale per lo sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno, suona come uno schiaffo sonoro ed inaccettabile per le ambizioni di crescita sociale ed economica del Sud del Paese''. Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore calabrese del Movimento ecologista europeo FareAmbiente.
''Rinunciare al Ponte - prosegue Iaconetti - significa rinunciare ad una grande opportunita' in termini occupazionali e di attrazione degli investimenti, isolare il Meridione e sacrificare il corridoio Palermo-Berlino in favore di un'altra direttrice, ma anche perseverare nell'inquinamento dello specchio d'acqua che separa la Calabria dalla Sicilia. Infatti, mentre si spaccia il Ponte come opera faraonica e disastrosa per il suo impatto paesaggistico, si va compromettendo nel piu' assoluto silenzio l'ecosistema di un tratto di mare largamente battuto da imbarcazioni a motore, con tutte le conseguenze che cio' comporta a livello ambientale. Per questo auspico che il Governo non cancelli il Ponte, promuovendone semmai la realizzazione in tempi brevi''. (ANSA).
COM-ATT/FLC
S45 QBXU
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lunedì 23 gennaio 2012
Il ponte: un'opportunità negata

«La revoca dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina e l’accantonamento di quest’opera strategica e fondamentale per lo sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno, suona come uno schiaffo sonoro ed inaccettabile per le ambizioni di crescita sociale ed economica del Sud del Paese».
Lo afferma Antonio Iaconetti, Coordinatore regionale della Calabria del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente.
«Rinunciare al Ponte significa rinunciare ad una grande opportunità in termini occupazionali e di attrazione degli investimenti, isolare il Meridione e sacrificare il corridoio Palermo-Berlino in favore di un’altra direttrice, ma anche perseverare nell’inquinamento dello specchio d’acqua che separa la Calabria dalla Sicilia.
Infatti, mentre si spaccia il Ponte come opera faraonica e disastrosa per il suo impatto paesaggistico, si va compromettendo nel più assoluto silenzio l’ecosistema di un tratto di mare largamente battuto da imbarcazioni a motore, con tutte le conseguenze che ciò comporta a livello ambientale.
Per questo auspico che il Governo non cancelli il Ponte, promuovendone semmai la realizzazione in tempi brevi».
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martedì 20 dicembre 2011
Fare Ambiente resoconto convegno Campidoglio


Si è tenuto a Roma nei saloni del Museo Capitolino del Campidoglio lo scorso 14 Dicembre il convegno organizzato da FareAmbiente Movimento Ecologista accreditato presso il Ministero dell’Ambiente dal titolo: Salute, Territorio e Turismo. FareAmbiente ricordiamo ha posto tra uno degli obiettivi del 2012 quello della sensibilizzazione della popolazione, con particolare interesse verso i giovani, sul tema della sana alimentazione. - I motivi che ci spingono ad operare in questa direzione dipendono da una duplice considerazione - ha dichiarato il Presidente Nazionale Vincenzo Pepe – “l’aumento esponenziale del numero di cittadini afflitti dal problema dell’obesità e tra questi in aumento bambini e giovani, la necessità di salvaguardare e sviluppare le coltivazioni tradizionali Italiane, consentendo contemporaneamente il mantenimento e l’allargamento delle aree coltivate e quindi presidiate dall’uomo La scienza ha promosso la dieta mediterranea come fattore importante per una vita salutare: gli alimenti principali a cui questa dieta fa riferimento sono prodotti nel nostro territorio o pescati nei nostri mari. Putroppo in Italia cresce la moda del panino con carni e grassi, dei pasti mordi e fuggi, dell’uso di addensanti provenienti dal grasso del latte o da altri maggiormente dannosi, mentre diminuisce il consumo dei cereali, dei legumi, delle verdure e della frutta; il pesce azzurro è sostituito da fritture di pesci congelati di sconosciuta o lontana provenienza e le bevande gassate, hanno soppiantato le spremute di agrumi o i frullati di frutta – ha aggiunto Pepe. Ed ancora improbabili merendine zuccherate hanno soppiantato le marmellate di frutta negli spuntini dei ragazzi. Tutto ciò sta all’origine della obesità, anche infantile, delle alterazioni cardiovascolari, dell’aumento delle patologie legate alla presenza eccessiva di grassi e di zuccheri nella circolazione del sangue: in poche parole ci stiamo avvelenando. Infatti mentre la durata della vita cresce grazie ai progressi della medicina e della chirurgia, la qualità della vita stessa e la capacità di continuare a produrre impegno scendono a vista d’occhio come testimoniano il numero delle patologie trattate dagli ospedali ed il consumo dei farmaci.
Mentre questo fenomeno si espande, parallelamente aumentano gli abbandoni nelle campagne soprattutto nel meridione. Ogni anno spariscono colture tradizionali che hanno caratterizzato i panorami agricoli e le abitudini umane per secoli. In contrasto a ciò aumentano le importazioni di prodotti alimentari sconosciuti sino a pochi decenni orsono, si modificano i sistemi di cottura dei cibi, intervengono con sempre maggiore frequenza le diversificazioni nelle diete di ogni giorno, sulla spinta anche della pubblicità che fortemente interviene su queste scelte grazie agli ampi margini di guadagno che consentono produzioni provenienti dall’estremo oriente o da aree a forte presenza di agricoltura industrializzata.
Contro tutto ciò FareAmbiente ritiene urgente e doveroso impegnarsi in una grande mobilitazione volta a pubblicizzare linee coerenti di alimentazione sana, equilibrata e ricca di sapori, pubblicizzarla tra i giovani, nelle scuole, ma anche all’interno dell’intera società Italiana. Andremo a fare pressione sulle Regioni per fare prevedere menù consequenziali a queste scelte nelle mense scolastiche, ma affronteremo anche il problema delle mense aziendali, mentre cercheremo di convincere bar, ristoranti, luoghi di intrattenimento, ad osservare le regole delle dieta mediterranea che sono anche regole che riguardano i sistemi di cottura ed i condimenti oltre agli alimenti principali, magari esibendo un simbolo che rappresenterà la garanzia per i consumatori e testimonierà questa scelta.
Quindi una grande mobilitazione per la salute, la costituzione di un comitato nazionale di FareAmbiente per il coordinamento delle iniziative e la produzione delle linee guida, comitato che vedrà la presenza di esperti in tutti i settori oltre che dei medici, comitato nazionale a cui si aggiungeranno omologhi comitati regionali ai quali vogliamo presenti, in prima linea assieme agli scienziati, gli agricoltori, gli industriali del settore alimentare ed i ristoratori.
I motivi che ci spingono ad operare in questa direzione ha continuato Antonio Iaconetti Coordinatore per la Calabria – dipendono da una duplice considerazione: l’aumento esponenziale del numero di cittadini afflitti dal problema dell’obesità e tra questi in aumento bambini e giovani e la necessità di salvaguardare e sviluppare le coltivazioni tradizionali Italiane, consentendo contemporaneamente il mantenimento e l’allargamento delle aree coltivate e, quindi, presidiate dall’uomo.” Nel pomeriggio si è poi tenuta la consueta tavola rotonda dove i vari coordinamenti regionali hanno esposto le proprie iniziative da portare avanti per l’anno 2012. La Calabria ha presentato due proposte di legge: la prima riguarda azioni per favorire l’utilizzo delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate. Tale intervento ha dichiarato Antonio Iaconetti “appare prioritario per diversi motivi; il primo la messa in sicurezza delle terre soggette a rischio idrogeologico, per lo sviluppo della produzione agricola e la creazione di nuovi posti di lavoro per consentire l’applicazione in tutte le Regioni della deroga prevista dal Dlgs. n.28/2011 dando priorità alle politiche agricole rispetto a quelle della produzioni energetiche. La seconda proposta di legge riguarda la modifica dell’articolo 47 della Costituzione, presentata dal Coordinatore Nazionale dei Giovani FareAmbiente Aurelio Longo. Trattasi dell’articolo in materia di accesso del risparmio popolare al riconoscimento dello strumento del microcredito come occasione per lo sviluppo di impresa sostenibile, responsabilità sociale riguardante una sempre maggiore attenzione alla salute individuale ed alla tutela ambientale. Fino ad oggi – ha dichiarato Aurelio Longo – La più importante fonte di finanziamento del microcredito è stata la provenienza istituzionale o bancaria, ma recenti studi hanno dimostrato che l’integrazione del mercato globale e la crescente consapevolezza delle ineguaglianze ed interdipendenze mondiali hanno aumentato in modo significativo il numero degli individui con preferenze sociali e disponibilità a pagare non soltanto per l’inclusione dei più poveri ha concluso Aurelio Longo – ma anche per finanziare progetti ritenuti importanti. quali la tutela ambientale.
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mercoledì 23 novembre 2011
Spazzatura, ricchezza per le lobby massoniche, politiche e ‘ndranghetiste.

"Le recenti inchieste sulla depurazione, quelle relativa alla discarica di Alli e, da ultima, quella del presunto inquinamento del torrente Oliva, rappresentano il segnale che anche il Calabria finalmente qualcuno si è deciso a fare un po’ di pulizia, è il caso di dirlo, dei tanti abusi ambientali e delle violenze perpetrate a danno del nostro territorio consumate più o meno alla luce del sole, di fronte alla totale indifferenza delle istituzioni preposte al controllo.
Emerge purtroppo un quadro a tinte fosche che conferma come i rifiuti invece di una risorsa per la collettività, in Calabria, sono una risorse che arricchisce i soliti e consolidati comitati d’affari o,sarebbe meglio dire le lobby massoniche, politiche e ‘ndranghetiste.
L’auspicio è che dopo gli ultimi eventi si possa considerare superata la fase emergenziale che si trascinata negli anni con grave dispendio di risorse ma senza alcun risultato tangibile e senza che venissero adottati quegli interventi strutturali e risolutivi per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti".
Cosenza, 22.11.2011
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giovedì 20 ottobre 2011
Navi veleni: Fare Ambiente, confermata gigantesca montatura
Navi veleni: Fare Ambiente, confermata gigantesca montatura
http://ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2011/10/20/visualizza_new.html_669774197.html
Iaconetti: anche Pignatone ne esclude presenza in coste calabria
20 ottobre, 12:26
ANSA) - CATANZARO, 20 OTT - "Dopo il procuratore Eugenio Facciolla, anche Giuseppe Pignatone ha sgombrato il campo da ogni equivoco, affermando che non vi sono navi dei veleni al largo delle coste calabresi, intervenendo a Crotone al convegno nel corso del quale la Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha presentato il rapporto sulla Calabria". Lo afferma, in una nota, Antonio Iaconetti, coordinatore regionale di Fare Ambiente Calabria.
"In tempi non sospetti, quando la notizia rimbalzava sui network nazionali e da più parti si reclamavano ispezioni a tappeto dei fondali - sostiene Iaconetti - non abbiamo esitato nel definire l'intera vicenda una gigantesca montatura destinata, purtroppo, a danneggiare il già fragile tessuto economico delle aree costiere della nostra regione. Adesso che la questione è definitivamente chiusa, sarà bene concentrare energie e risorse sulle tante emergenze ambientali per le quali la gestione commissariale, nonostante i tanti fondi a disposizione, non ha saputo trovare le giuste soluzioni". (ANSA).
http://ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2011/10/20/visualizza_new.html_669774197.html
Iaconetti: anche Pignatone ne esclude presenza in coste calabria
20 ottobre, 12:26
ANSA) - CATANZARO, 20 OTT - "Dopo il procuratore Eugenio Facciolla, anche Giuseppe Pignatone ha sgombrato il campo da ogni equivoco, affermando che non vi sono navi dei veleni al largo delle coste calabresi, intervenendo a Crotone al convegno nel corso del quale la Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha presentato il rapporto sulla Calabria". Lo afferma, in una nota, Antonio Iaconetti, coordinatore regionale di Fare Ambiente Calabria.
"In tempi non sospetti, quando la notizia rimbalzava sui network nazionali e da più parti si reclamavano ispezioni a tappeto dei fondali - sostiene Iaconetti - non abbiamo esitato nel definire l'intera vicenda una gigantesca montatura destinata, purtroppo, a danneggiare il già fragile tessuto economico delle aree costiere della nostra regione. Adesso che la questione è definitivamente chiusa, sarà bene concentrare energie e risorse sulle tante emergenze ambientali per le quali la gestione commissariale, nonostante i tanti fondi a disposizione, non ha saputo trovare le giuste soluzioni". (ANSA).
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giovedì 29 settembre 2011
fare Ambiente con Scopelliti
ANSA *** Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo, partecipera' alla grande manifestazione politica, indetta dal Governatore della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, e dal centrodestra calabrese per il primo ottobre prossimo a Cosenza.Lo ha dichiarato il Coordinatore Regionale del movimento ambientalista Antonio Iaconetti. Una mobilitazione - aggiunge Iaconetti - che testimonia il sostegno di Fare Ambiente alle buone azioni intraprese da poco piu' di un anno dal governo regionale.Nonostante le tante difficolta' dell'attuale congiuntura, Scopelliti e la sua squadra stanno incidendo in maniera palpabile anche sulle diverse problematiche di tipo ambientale che affliggono la Calabria e per le quali siamo certi che si proseguira' sul percorso intrapreso con un ancora maggiore e piu' costante impegno. Il coordinatore nazionale dei giovani di Fare Ambiente Aurelio Longo, conferma la presenza di tanti ragazzi alla manifestazione Auspichiamo - dice - che questo governo possa rilanciare finalmente il settore del turismo che rappresenta un asset strategico per la crescita, per l'occupazione dei giovani calabresi e per il miglioramento della qualita' della vita. Finalmente sono stati stanziati dei fondi per il potenziamento della depurazione, segnale che indica che il nostro mare va salvaguardato e tutelato per il bene pubblico e per lo sviluppo della Calabria che vanta innumerevoli siti sia costieri che di montagna che ci invidiano in tutto il mondo, ma che se non adeguatamente tutelati rischiano di perdere il loro valore e quindi la loro capacita' attrattiva.
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martedì 30 agosto 2011
Calabria, l'ennesima emergenza rifiuti
In questi giorni non c'è quotidiano o emittente locale che non abbia uno o più articoli che parlano della difficile situazione dei rifiuti urbani in Calabria e principalmente la provincia di Cosenza. Non c'è territorio che sia esente dal fenomeno dalla Sibaritide all'alto tirreno dal basso jonio all'area urbana dal Pollino al basso tirreno lo spettacolo che si vede è sempre lo stesso cassonetti della raccolta stracolmi di rifiuti e maleodoranti.Un risultato sembra evidente anche in considerazione di tutta una serie di incontri tra sindaci per elaborare delle soluzioni: "in Calabria esiste una emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti".Qualcuno dirà, bella scoperta !!!La regione è da quasi 14 anni Commissariata per questo settore, il Commissariamento è stato decretato dall'allora Ministro Ronchi, primo Governo Prodi, praticamente il secolo scorso.Eppure, escluso qualche episodio legato alle difficoltà finanziarie delle Società Miste (Valle Crati Spa, Sibaritide Spa, Pollino Spa, Appennino Paolano Spa ) deputate alla raccolta dei rifiuti sembrava che Midia e popolazioni non si erano accorte di questo sistema praticamente al collasso.Il Commissariamento della Regione Calabria nel settore dei rifiuti aveva lo scopo di istaurare un corretto ciclo dei rifiuti programmare e costruire gli impianti necessari.Benissimo, dopo 14 anni e centinaia e centinaia di milioni di euro spesi, nulla di tutto ciò è stato realizzato.Prima, l'unica forma di smaltimento era la discarica (spesso illegale), mediamente una per comune, oggi quasi tutti i rifiuti vanno in 3 o 4 discariche autorizzate ma insufficienti a smaltire le circa 2.000 tonn. che si producono quotidianamente in Calabria.La prima considerazione che ci viene da fare è che in 14 anni il Commissariamento non solo non ha prodotto nulla, ma ha peggiorato la situazione.Doveva costruire impianti per la valorizzazione della raccolta differenziata che non sono stati costruiti e le poche realtà oggi esistenti sono tutte iniziative di privati ( che permettono una corretta gestione della poca raccolta differenziata attualmente prodotta.Doveva realizzare impianti per il compostaggio invece sono stati realizzati solo impianti per la stabilizzazione della frazione organica, questo significa che non producono compost ma una sostanza il cui acronimo FOS deve essere sempre smaltito in discarica.Doveva realizzare due impianti di valorizzazione e invece ne ha realizzato uno a Gioia Tauro con il risultato ( in questo aiutato dalla miopia di moltissimi sindaci e presidenti di provincia e popolazioni locali ) che l'intera Calabria del nord è priva di impiantistica.Ma non è corretto sostenere che il Commissariamento non è servito a niente.Anzi tutto ha fornito l'alibi a tutti i politici regionali e locali per crogiolarsi nel più irritante immobilismo nel settore dei rifiuti urbani.Inoltre, il Commissariamento ha avuto il merito di chiudere centinaia di discariche abusive che contribuivano in maniere prepotente all'inquinamento del territorio.Successivamente, il Commissariamento si è occupato di individuare di settimana in settimana le discariche dove smaltire i rifiuti prodotti sul territorio, inventando una nuova forma di sfruttamento del territorio promuovendo il turismo dei rifiuti.Da un pò di tempo si sente un ritornello "tra un pò diventeremo peggio della Campania"e così facendo si commettono due errori contemporaneamente.Primo, l'emergenza rifiuti non è di tutta la Campania ma solo di Napoli e Provincia.Secondo, noi stiamo già molto peggio, perchè noi Calabresi siamo appena 2 milioni distribuiti in 15.000 Kmq mentre i Napoletani sono di poco sopra i 3 milioni in appena 1100 Kmq ( la più alta densità abitativa d'Europa) con tutto quello che ne consegue .I nostri amministratori locali attuali e passati quando sono intervenuti si sono limitati a sottolineare che Il Commisariamento li esautorava da alcune responsabilità nel settore e rilanciavano a titolo puramente accademico di dotarsi di impianti per la termovalorizzazione: gassificatori, dissociatori molecolari, digestori anaerobici, nuove discariche e chi più ne a più ne metta, tanto sapevano già che si trattava di accademia fine a se stessa, tanto le popolazioni locali si sarebbero opposte alla costruzione e né possedevano le centinaia di milioni di euro necessari per costruirli. Anche se questo particolare li ingolosiva per l'opportunità di gestire questi appalti. Ma nessuno spiegava in tutta questa accademia che del famoso Termovalorizzatore di Acerra la prima pietra e stata posata nell'agosto del 2004, nè abbiamo traccia di quando ebbe inizio la progettazione, quindi non si capisce come questa possa essere la soluzione di chi ha il cassonetto stracolmo di rifiuti maleodoranti sotto la finestra.Allora che fare?Per capire la gravità dell'emergenza rifiuti in Calabri non bisogna confrontarsi con l'area del Napoletano ma con la regione Veneto.Sapete quanti sono i comuni che realizzano almeno il 50% di raccolta differenziata in Calabria e Veneto ?In Veneto praticamente tutti ( di cui alcuni anche oltre 80%) in Calabria solo 4 di cui tre in provincia di Cosenza: Saracena, San Basile, Vaccarizzo Albanese e uno in provincia di Catanzaro Sellia.Possibile che oltre i 4 virtuosi, nessuno dei sindaci calabrese a scommesso in maniera convinta sulla raccolta differenziata spinta con l'obbiettivo di dimezzare i rifiuti da mandare in discarica ?Perché, non ci vogliono dei super tecnici per capire che portando la raccolta differenziata ad almeno il 50% delle 2000 tonn. oggi smaltite in Calabria ne andrebbero in discarica meno di 1000 e sarebbero sufficienti anche le discariche del Commissario e il termovalorizzatore di Gioia Tauro.Tutto ciò si potrebbe realizzare anche in pochi mesi.Basterebbe avere la volontà di raggiungere l'obbiettivo.Finora la raccolta differenziata in Calabria ha significato riempire le città di cassonetti colorati e affidarsi alla stessa tecnica che in natura permette l'impollinazione dei fiori, fiori dai colori sgargianti per attirare api e farfalle, cassonetti dai colori vivaci per attirare i cittadini.Ma invertire questa tendenza si può, anzi si deve, basta investire in sostenibilità delle città e sensibilizzare i cittadini a una nuova cultura ovvero che i materiali non più utilizzabili o inservibili non sono rifiuti, ma materiali che possono essere recuperati e perciò vanno raccolti in maniera opportuna.L'unico difetto vero della raccolta differenziata spinta e che non sono necessari grossi investimenti, e quei pochi necessari solo in cultura.In una frase dovremo finalmente far prevalere l'ambientalismo del fare sull'ambientalismo dell'affare--
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lunedì 1 agosto 2011
I “ragazzini di Fukushima” di Orazio Mainieri
Sono arrivati in Italia 35 ragazzini provenienti da alcune zone colpite dalle emissioni radioattive della centrale giapponese di Fukushima 1. Hanno tra i 5 e i 12 anni, sono appellati come “ragazzi di Fukushima” anche se formalmente non vivono in zone considerate a rischio. I bimbi provengono non solo dalla prefettura di Fukushima, ma anche da quelle vicine. Perciò è inappropriato definirli di Fukushima. Infatti essendo stata creata una zona di esclusione di 20 km in pratica a Fukushima e dintorni non vive nessun bambino, nessun uomo e nessuna donna. Ad organizzare il soggiorno in Italia(il progetto si chiama Kibou Japan)sono state tre associazioni da anni attive nell’aiuto ai ragazzi colpiti dal catastrofico incidente di Chernobil: «Puer», «Aiutiamoli a vivere» e il «Gruppo di accoglienza bambini bielorussi». Loro hanno fornito i riferimenti delle famiglie e delle case vacanza disponibili ad accogliere i bambini. In Giappone una Ong chiamata «Kakehashi» ha selezionato le domande e raccolto il grosso dei fondi necessari per l’operazione, cui le famiglie dei ragazzi hanno contribuito anche di tasca loro. Va detto che l’Alitalia per ogni bimbo ha fatto pagare la bellezza di 1.100 euro. Vacanze di lusso? Grazie al lavoro di alcune associazioni da tempo impegnate in questo tipo di progetti, questi ragazzi saranno ospitati per 40 giorni in Italia, accolti in famiglia. In Giappone hanno tutti una famiglia normalissima, e ai primi di settembre dovranno essere in patria, per il loro primo giorno di scuola. Questi ragazzi vivono in zone dove i livelli di radiazione non sono un problema per viverci a causa di bassissime dosi annuali altrimenti non ci tornerebbero. Adesso sono stati traslocati in Italia sulla scia seguita dai “ragazzi di Chernobyl”. La verità è che non esistono i “ragazzi di Fukushima” come non esistono i “ragazzi di Chernobyl” adesso. La differenza sta nel fatto che a Chernobyl ci fu una generazione di bambini che non fu protetta nell’incidente del 1986. Il motivo per cui si è registrato un aumento dell'incidenza del cancro alla tiroide fra la popolazione che al momento del disastro aveva fra zero e 18 anni è presto detto: "Negligenza”. Tutti sapevano che la tiroide è un organo bersaglio per lo Iodio, che lo usa per regolare molte funzioni del corpo umano. Ma l'isotopo Iodio131 è radioattivo, e quindi si doveva impedirne l'ingestione ai bambini, che a Chernobyl è avvenuta attraverso il latte. Tutti lo sapevano, ma nella catastrofe organizzativa del dopo disastro nessun responsabile Sovietico si è preoccupato non solo di dire che il disastro era successo (la popolazione lo ha saputo dopo quasi 48 ore), ma neanche di dire di non consumare latte. E non sono state distribuite neanche le pasticche di ioduro di potassio. Quando il 5 maggio 1986 queste pasticche sono state offerte dagli Stati Uniti sono state rifiutate dal regime comunista Sovietico, per un evidente ridicolo "orgoglio da superpotenza". Lo Iodio131 ha una emivita radioattiva di soli 8 giorni, e quindi diventa innocuo nel giro di poche settimane. Somministrando fin dal primo momento Iodio stabile attraverso le pasticche di ioduro di potassio la tiroide si satura di Iodio stabile e non può più assorbire Iodio radioattivo. Così è successo che mentre gli adulti hanno assorbito nella tiroide dosi di Iodio131 trascurabili (0,07 Gy), ad alcuni bambini è toccato fino a 2 Gy. Questo è successo a Chernobyl ed ai bambini presenti in quel momento e che adesso hanno da 26 a oltre 40 anni. Poi ci fu la zona di esclusione di 30 km che portò la gente lontano per cui i bambini nati dopo non ebbero conseguenze sanitarie come dimostrato nelle indagini epidemiologiche analizzate nei Chernobyl forum degli anni 2003, 2004 e 2005 ai quali hanno partecipato, oltre all'IAEA, altre organizzazioni dell'ONU come l’ OMS, la Banca Mondiale e le autorità della Russia, della Bielorussia e dell'Ucraina. Non furono trovati aumenti, rispetto alla media, di tumori solidi, di leucemie o effetti genetici. Nulla. Nella stessa Ucraina, dopo alcune rettifiche e correzioni progettuali gli altri tre reattori di Chernobyl,, ad acqua-grafite RBMK(erano quattro), hanno ripreso a funzionare alla massima potenza, senza fare più esperimenti, ovviamente. L’ultimo reattore di quel sito è stato fermato nel 2000. L’impatto psicologico dell’incidente di Chernobyl è stato notevole, elevato anche il danno economico, ma le vittime accertate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) furono 65.
Tornando al discorso sui ragazzini e ragazzine che venivano(e vengono?) a farsi le vacanze in Italia dalla Bielorussia o Ucraina negli ultimi 15 anni portati dalle Organizzazioni sopra citate occorre precisare che non avevano più nulla a che vedere con Chernobyl (visto che abitavano lontano dalla centrale incidentata) ed erano per lo più provenienti da brefotrofi o da famiglie disagiate che si sono avute dopo la caduta del comunismo sovietico. Questo dall’Est. Per il Giappone il discorso è diverso perché l’incidente si è sviluppato lentamente; la gente è stata spostata immediatamente creando subito una zona di esclusione di 20 km e un’attenzione da 20 a 30 km. L’incidente nucleare, creato dal maremoto con onde di 14 metri dopo un terrificante terremoto 9.0 Richter , ha riguardato, tre reattori e a tutt’oggi non c’è una sola vittima accertata. La popolazione non ha subito alcunché perché è stata spostata, per cui la scelta di portare 35 ragazzini dal ricco Giappone(seconda potenza economica per PIL pro-capite) ha l’aria di essere una operazione mediatica perché i bambini stanno bene e continueranno tranquillamente la loro vita nelle zone da cui sono stati prelevati. Infatti a settembre vi ritorneranno. Perciò è lodevole far fare le vacanze ai poveri ragazzini dell’Est Europa, di meno far fare le vacanze ai ragazzini dello straricco Giappone solo per fini meramente propagandistici. Se proprio si voleva fare del bene sarebbe stato più giusto far venire in Italia 35 ragazzini dalla Somalia vista la tremenda carestia che sta attraversando quel Paese. Certo l’impatto con i media sarebbe stato blando ma certamente l’operazione si sarebbe dimostrata più meritoria e significativa e, soprattutto, più seria.
* Responsabile Settore Energia Fare Ambiente
Tornando al discorso sui ragazzini e ragazzine che venivano(e vengono?) a farsi le vacanze in Italia dalla Bielorussia o Ucraina negli ultimi 15 anni portati dalle Organizzazioni sopra citate occorre precisare che non avevano più nulla a che vedere con Chernobyl (visto che abitavano lontano dalla centrale incidentata) ed erano per lo più provenienti da brefotrofi o da famiglie disagiate che si sono avute dopo la caduta del comunismo sovietico. Questo dall’Est. Per il Giappone il discorso è diverso perché l’incidente si è sviluppato lentamente; la gente è stata spostata immediatamente creando subito una zona di esclusione di 20 km e un’attenzione da 20 a 30 km. L’incidente nucleare, creato dal maremoto con onde di 14 metri dopo un terrificante terremoto 9.0 Richter , ha riguardato, tre reattori e a tutt’oggi non c’è una sola vittima accertata. La popolazione non ha subito alcunché perché è stata spostata, per cui la scelta di portare 35 ragazzini dal ricco Giappone(seconda potenza economica per PIL pro-capite) ha l’aria di essere una operazione mediatica perché i bambini stanno bene e continueranno tranquillamente la loro vita nelle zone da cui sono stati prelevati. Infatti a settembre vi ritorneranno. Perciò è lodevole far fare le vacanze ai poveri ragazzini dell’Est Europa, di meno far fare le vacanze ai ragazzini dello straricco Giappone solo per fini meramente propagandistici. Se proprio si voleva fare del bene sarebbe stato più giusto far venire in Italia 35 ragazzini dalla Somalia vista la tremenda carestia che sta attraversando quel Paese. Certo l’impatto con i media sarebbe stato blando ma certamente l’operazione si sarebbe dimostrata più meritoria e significativa e, soprattutto, più seria.
* Responsabile Settore Energia Fare Ambiente
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sabato 2 luglio 2011
Rifiuti, Calabria situazione a rischio
«La Calabria rischia seriamente di dover fare i conti nei prossimi mesi con una emergenza rifiuti del tutto simile per circostanze e gravità a quella che sta da tempo interessando Napoli e la Campania».
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore regionale del Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente.
«Non mancano preoccupanti analogie; anche nella nostra regione il commissariamento che si trascina da oltre un decennio e che ha comportato lo spreco di ingenti risorse finanziarie, non ha apportato alcun beneficio nell’ambito dei processi di trattamento dei rifiuti, né sono stati realizzati quegli impianti per lo smaltimento di cui invece la Calabria avrebbe assoluto bisogno.
Come in Campania – aggiunge Iaconetti – esiste il rischio concreto di infiltrazioni della criminalità organizzata e manca quasi completamente una corretta educazione alla raccolta differenziata, decisiva per avviare quei circuiti virtuosi di riciclaggio che alleggeriscono il sistema delle discariche, riducono l’inquinamento e consentono anche di realizzare un importante risparmio di natura economica, come sperimentato in quei territori in cui i rifiuti vengono trasformati in una risorsa ed in una opportunità occupazionale.
Ritengo che la politica e le istituzioni debbano intervenire ad ogni livello con coraggio, rapidità e determinazione, magari anche assumendo decisioni impopolari, per evitare che la precaria situazione relativa alla raccolta ed allo smaltimento della spazzatura in Calabria degeneri come già accaduto in Campania».
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore regionale del Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente.
«Non mancano preoccupanti analogie; anche nella nostra regione il commissariamento che si trascina da oltre un decennio e che ha comportato lo spreco di ingenti risorse finanziarie, non ha apportato alcun beneficio nell’ambito dei processi di trattamento dei rifiuti, né sono stati realizzati quegli impianti per lo smaltimento di cui invece la Calabria avrebbe assoluto bisogno.
Come in Campania – aggiunge Iaconetti – esiste il rischio concreto di infiltrazioni della criminalità organizzata e manca quasi completamente una corretta educazione alla raccolta differenziata, decisiva per avviare quei circuiti virtuosi di riciclaggio che alleggeriscono il sistema delle discariche, riducono l’inquinamento e consentono anche di realizzare un importante risparmio di natura economica, come sperimentato in quei territori in cui i rifiuti vengono trasformati in una risorsa ed in una opportunità occupazionale.
Ritengo che la politica e le istituzioni debbano intervenire ad ogni livello con coraggio, rapidità e determinazione, magari anche assumendo decisioni impopolari, per evitare che la precaria situazione relativa alla raccolta ed allo smaltimento della spazzatura in Calabria degeneri come già accaduto in Campania».
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sabato 28 maggio 2011
BALLOTTAGGI: APPELLI PER VOTO DOMENICA E LUNEDI' CROTONE

(ANSA) - CROTONE, 26 MAG - Il movimento Fare Ambiente sara' rappresentato nel consiglio comunale di Crotone dalla giovane Consuelo Torromino, iscritta del Movimento Ecologista ed eletta nella lista Crotone al Centro. Con l'affermazione al ballottaggio di Dorina Bianchi, un secondo esponente di Fare Ambiente, Francesco Laudari, candidato con il Pdl, fara' il proprio ingresso nell'assise comunale.E' quanto si legge in una nota di Antonio Iaconetti, coordinatore regionale di Fare ambiente Calabria. Pieno sostegno inoltre per il ballottaggio di domenica e lunedi' alla senatrice Dorina Bianchi arriva dall'intero gruppo del comitato provinciale Fare Ambiente, composto da Cataldo Maltese, Maria Francesca Salvati, Santo Carluccio, Antonio Garruba ed Edda Vaccaro.
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venerdì 20 maggio 2011
Elezioni amministrative
«Abbiamo partecipato alle elezioni amministrative con nostri candidati nei maggiori comuni della regione, riscuotendo l’apprezzamento dei cittadini che ci hanno premiato con il loro voto.
Questo risultato ci conforta nella nostra scelta di sostenere i candidati a sindaco espressi dal centrodestra, di cui abbiamo condiviso il programma nel solco della stagione di buon governo inaugurata dal presidente Scopelliti alla guida della Regione».
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore di Fare Ambiente Calabria.
«Il consenso riscosso dai nostri candidati conferma la bontà della linea politica adottata da Fare Ambiente che si propone come un Movimento Ecologista moderno ed alternativo che respinge le politiche stantie ed ostruzionistiche, per promuovere l’ambientalismo dei fatti e non dei proclami.
Siamo convinti che la classe dirigente regionale e locale non resterà insensibile di fronte alle nostre istanze. Al contrario, auspichiamo un pieno coinvolgimento all’interno delle istituzioni».
19 maggio 2011
Questo risultato ci conforta nella nostra scelta di sostenere i candidati a sindaco espressi dal centrodestra, di cui abbiamo condiviso il programma nel solco della stagione di buon governo inaugurata dal presidente Scopelliti alla guida della Regione».
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore di Fare Ambiente Calabria.
«Il consenso riscosso dai nostri candidati conferma la bontà della linea politica adottata da Fare Ambiente che si propone come un Movimento Ecologista moderno ed alternativo che respinge le politiche stantie ed ostruzionistiche, per promuovere l’ambientalismo dei fatti e non dei proclami.
Siamo convinti che la classe dirigente regionale e locale non resterà insensibile di fronte alle nostre istanze. Al contrario, auspichiamo un pieno coinvolgimento all’interno delle istituzioni».
19 maggio 2011
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martedì 26 aprile 2011
Protocollo d'intesa con il candidato a Sindaco di Belmonte

FareAmbiente sosterrà il candidato a sindaco di Belmonte, Giancarlo Pellegrino unitamente alla lista ad esso collegata “Uniti per Cambiare”. La decisione è maturata a margine di un incontro svoltosi domenica sera, tra lo stesso Pellegrino ed una delegazione del Movimento ecologista europeo, guidata dal coordinatore regionale Antonio Iaconetti, dal coordinatore nazionale giovani Aurelio Longo e Giovanni Iaconetti membro del direttivo nazionale, candidato alle comunali di Cosenza nella lista Cosenza Sostenibile, con l’Arch. Mario Occhiuto.
"La prossima amministrazione comunale – dichiara Iaconetti - dovrà garantire a Belmonte Calabro uno sviluppo sostenibile e dovrà avere la capacità di valorizzare i siti di maggiore interesse storico-culturale e di rilanciare il bellissimo centro storico che domina la costa tirrenica cosentina.
Pellegrino ha assunto in questa direzione impegni precisi. Per questo FareAmbiente ne sostiene la candidatura. Inoltre con Pellegrino si è convenuto circa la necessità di dotare Belmonte di un bilancio energetico che consente di ricostruire in modo dettagliato il “profilo di consumo di energia” del comune tirrenico e di approntare tutti quei correttivi necessari sia ad implementare l’energia da produrre da fonti rinnovabili, sia per razionalizzarne ed ottimizzarne il consumo.
Siamo convinti che il sindaco Pellegrino potrà garantire l’assunzione di scelte in grado salvaguardare il patrimonio naturalistico e storico del comune, senza penalizzare lo sviluppo e la crescita economica e dell’impresa turistica di questo piccolo ma meraviglioso borgo affacciato sul Tirreno cosentino".
giovedì 21 aprile 2011
LE RADIAZIONI CHE ALLUNGANO LA VITA
L’uso dei radionuclidi per la nostra salute
Milano - Ospedale San Raffaele - Esempio di un centro con Medicina Nucleare
Gli ultimi avvenimenti in Giappone hanno fatto ritornare alla ribalta i problemi connessi con le radiazioni e con la radioattività ingenerando nell’opinione pubblica paure incomprensibili nel ventunesimo secolo. Si dovrebbe capire, insomma, che non sono le radiazioni e i radionuclidi a creare problemi di salute alle persone ma le dosi eccessive assorbite (se raggiunte) e cioè sono la quantità di millisievert irradiati sul corpo ad avere un significato sanitario. Quindi la gente non dovrebbe inseguire, con il pensiero, fantomatiche e “pericolose” nubi radioattive che, a ben vedere, non hanno alcuna pericolosità vista l’estrema diluizione che ha portato a minimi incrementi sulla radioattività del fondo naturale. Lo scarico volontario nel Pacifico di 11.500 tonnellate di acqua a bassa radioattività dalla centrale nucleare di Fukushima 1, per far posto nei serbatoi ad acqua ad alta attività, è insignificante dal punto di vista sanitario vista l’immensità dell’oceano in cui si diluirà. Questi concetti vanno però detti e ripetuti affinché rientrino allarmismi ingiustificati. I radionuclidi significativi emessi a Fukushima 1, in aria e acqua, sono stati quelli volatili(Iodio131 e Cs137), perché i bunker primari e i relativi reattori sono rimasti indenni a seguito dell’incidente. In pochi mesi questi elementi si diluiranno perdendo anche parte della loro radioattività. Ora, per quanto riguarda le radiazioni e la radioattività si resta perplessi di fronte a certe strane paure. Eppure oramai ci conviviamo da decenni e le utilizziamo, non certo per morire, ma per vivere meglio e più a lungo. Quindi certi timori sono incomprensibili vista l’estrema diffusione dell’uso nella Medicina Nucleare in tutto il Mondo. Infatti la Medicina Nucleare rappresenta una branca della medicina clinica che utilizza elementi o composti radioattivi, in vivo o in vitro, allo scopo di conseguire finalità diagnostiche, terapeutiche o di ricerca. La diagnostica in Medicina Nucleare ha il compito di vagliare tutti quegli elementi che possono comunque giovare all'identificazione e al chiarimento degli stati patologici. Come faremmo, quindi, senza le radiazioni e i radionuclidi? Sia per l’analisi delle fratture che per le malattie connesse all’osteoporosi. In Italia si stima che vi siano 3.5-5 milioni di soggetti affetti da osteoporosi. Ecco allora l’importanza della MOC(Mineralometria Ossea Computerizzata). È l’esame più conosciuto per la determinazione del grado di mineralizzazione delle ossa, cioè della densità di calcio. La metodica più diffusa è la cosiddetta DEXA(Dual Energy XRay) o densitometria ossea a doppia energia, che utilizza un apparecchio a raggi X che permette di ricavare la densità dell’osso. Altre apparecchiature diagnostiche sono la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), la SPECT (Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli), la PET( Tomografia a Emissione di Positroni) e poi si ha la Scintigrafia. La scintigrafia rispetto a una normale radiografia è molto più sensibile ma meno specifica. Poi abbiamo i radioisotopi che sono utilizzati in medicina in due ambiti: la diagnosi e la terapia. I radionuclidi per uso farmaceutico vengono prodotti principalmente in due modi: reattori nucleari, acceleratori nucleari. Sono più di 1.000 i radionuclidi che possono essere prodotti artificialmente in un ciclotrone(per esempio), ma solo alcuni sono adatti per essere utilizzati in Medicina Nucleare in virtù delle loro proprietà fisiche e chimiche. I radiofarmaci vengono somministrati direttamente al paziente, per via orale o endovenosa. Tali somministrazioni non causano danni in quanto le dosi impiegate sono basse e i radioisotopi impiegati hanno tossicità ed energia molto bassa. Inoltre i radionuclidi hanno tempi di vita media piuttosto ridotti e nel radiofarmaco sono generalmente presenti quantità di atomi inattivi che diminuiscono l’attività specifica del prodotto. Il più importante radionuclide ad uso diagnostico è il tecnezio-99m. Le 6 ore di vita media del tecnezio garantiscono la minimizzazione della quantità di radiazione assorbita dal paziente. Un’altra categoria di radionuclidi viene invece utilizzata per la terapia. In questo caso i radionuclidi che emettono radiazioni ad alta intensità sono in grado di danneggiare la cellula tumorale che non è più in grado si riprodursi. La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori. È un trattamento localizzato, indolore, che nella maggior parte dei casi coinvolge aree ben delimitate dell'organismo. L'obiettivo che la Radioterapia si prefigge è di ottenere la totale distruzione di una neoplasia, senza indurre alterazioni gravi e irreversibili ai tessuti circostanti. Il 60Co(cobalto 60), per esempio, è una potente sorgente di raggi gamma per il trattamento esterno di tumori. Il Radon e il Radio sono, invece, usati per produrre semi radioattivi da impiantare vicino al tumore diagnosticato. Oggi, purtroppo, circa un quarto dei cittadini europei è soggetto a un episodio di cancro nel corso della propria vita. All’orizzonte c’è una speranza in più, però, che permette di aumentare la percentuale di pazienti guariti: è l’adroterapia che è una moderna tecnica di irradiamento di tumori. L’adroterapia è figlia della radioterapia convenzionale, che si effettua con i raggi X o con i raggi gamma. La mortalità per cancro risulta fortunatamente in progressiva riduzione, con una migliore sopravvivenza dei malati oncologici. Alla fine degli anni '70 la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di cancro era del 33%, salita al 47% nei primi anni '90 ed oggi intorno al 50%. Per gli oltre 250 mila nuovi casi di tumore maligno diagnosticati ogni anno in Italia, si ritiene che oltre il 50% di tali pazienti debba eseguire un trattamento radioterapico in un qualche momento del proprio percorso terapeutico (perciò è appropriato dire che le radiazioni allungano la vita). Ogni anno, secondo i dati censiti dalla Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO), vengono trattati nei 150 centri italiani di radioterapia circa 125 mila nuovi pazienti. Il Movimento Ecologista FareAmbiente ritiene che l’attività connessa con il nucleare deve essere vista come un patrimonio acquisito oramai dall’umanità sia per l’uso che se ne fa in campo medico che nell’ambito della produzione dell’energia elettrica. Energia nucleare, radiazioni e radionuclidi danno soprattutto benessere e aumento di vita media. Bisogna andare avanti con questa consapevolezza. L’ignoranza non è più ammessa.
Prof. Orazio Mainieri
Responsabile Settore Energia Fareambiente
Milano - Ospedale San Raffaele - Esempio di un centro con Medicina Nucleare
Gli ultimi avvenimenti in Giappone hanno fatto ritornare alla ribalta i problemi connessi con le radiazioni e con la radioattività ingenerando nell’opinione pubblica paure incomprensibili nel ventunesimo secolo. Si dovrebbe capire, insomma, che non sono le radiazioni e i radionuclidi a creare problemi di salute alle persone ma le dosi eccessive assorbite (se raggiunte) e cioè sono la quantità di millisievert irradiati sul corpo ad avere un significato sanitario. Quindi la gente non dovrebbe inseguire, con il pensiero, fantomatiche e “pericolose” nubi radioattive che, a ben vedere, non hanno alcuna pericolosità vista l’estrema diluizione che ha portato a minimi incrementi sulla radioattività del fondo naturale. Lo scarico volontario nel Pacifico di 11.500 tonnellate di acqua a bassa radioattività dalla centrale nucleare di Fukushima 1, per far posto nei serbatoi ad acqua ad alta attività, è insignificante dal punto di vista sanitario vista l’immensità dell’oceano in cui si diluirà. Questi concetti vanno però detti e ripetuti affinché rientrino allarmismi ingiustificati. I radionuclidi significativi emessi a Fukushima 1, in aria e acqua, sono stati quelli volatili(Iodio131 e Cs137), perché i bunker primari e i relativi reattori sono rimasti indenni a seguito dell’incidente. In pochi mesi questi elementi si diluiranno perdendo anche parte della loro radioattività. Ora, per quanto riguarda le radiazioni e la radioattività si resta perplessi di fronte a certe strane paure. Eppure oramai ci conviviamo da decenni e le utilizziamo, non certo per morire, ma per vivere meglio e più a lungo. Quindi certi timori sono incomprensibili vista l’estrema diffusione dell’uso nella Medicina Nucleare in tutto il Mondo. Infatti la Medicina Nucleare rappresenta una branca della medicina clinica che utilizza elementi o composti radioattivi, in vivo o in vitro, allo scopo di conseguire finalità diagnostiche, terapeutiche o di ricerca. La diagnostica in Medicina Nucleare ha il compito di vagliare tutti quegli elementi che possono comunque giovare all'identificazione e al chiarimento degli stati patologici. Come faremmo, quindi, senza le radiazioni e i radionuclidi? Sia per l’analisi delle fratture che per le malattie connesse all’osteoporosi. In Italia si stima che vi siano 3.5-5 milioni di soggetti affetti da osteoporosi. Ecco allora l’importanza della MOC(Mineralometria Ossea Computerizzata). È l’esame più conosciuto per la determinazione del grado di mineralizzazione delle ossa, cioè della densità di calcio. La metodica più diffusa è la cosiddetta DEXA(Dual Energy XRay) o densitometria ossea a doppia energia, che utilizza un apparecchio a raggi X che permette di ricavare la densità dell’osso. Altre apparecchiature diagnostiche sono la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), la SPECT (Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli), la PET( Tomografia a Emissione di Positroni) e poi si ha la Scintigrafia. La scintigrafia rispetto a una normale radiografia è molto più sensibile ma meno specifica. Poi abbiamo i radioisotopi che sono utilizzati in medicina in due ambiti: la diagnosi e la terapia. I radionuclidi per uso farmaceutico vengono prodotti principalmente in due modi: reattori nucleari, acceleratori nucleari. Sono più di 1.000 i radionuclidi che possono essere prodotti artificialmente in un ciclotrone(per esempio), ma solo alcuni sono adatti per essere utilizzati in Medicina Nucleare in virtù delle loro proprietà fisiche e chimiche. I radiofarmaci vengono somministrati direttamente al paziente, per via orale o endovenosa. Tali somministrazioni non causano danni in quanto le dosi impiegate sono basse e i radioisotopi impiegati hanno tossicità ed energia molto bassa. Inoltre i radionuclidi hanno tempi di vita media piuttosto ridotti e nel radiofarmaco sono generalmente presenti quantità di atomi inattivi che diminuiscono l’attività specifica del prodotto. Il più importante radionuclide ad uso diagnostico è il tecnezio-99m. Le 6 ore di vita media del tecnezio garantiscono la minimizzazione della quantità di radiazione assorbita dal paziente. Un’altra categoria di radionuclidi viene invece utilizzata per la terapia. In questo caso i radionuclidi che emettono radiazioni ad alta intensità sono in grado di danneggiare la cellula tumorale che non è più in grado si riprodursi. La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori. È un trattamento localizzato, indolore, che nella maggior parte dei casi coinvolge aree ben delimitate dell'organismo. L'obiettivo che la Radioterapia si prefigge è di ottenere la totale distruzione di una neoplasia, senza indurre alterazioni gravi e irreversibili ai tessuti circostanti. Il 60Co(cobalto 60), per esempio, è una potente sorgente di raggi gamma per il trattamento esterno di tumori. Il Radon e il Radio sono, invece, usati per produrre semi radioattivi da impiantare vicino al tumore diagnosticato. Oggi, purtroppo, circa un quarto dei cittadini europei è soggetto a un episodio di cancro nel corso della propria vita. All’orizzonte c’è una speranza in più, però, che permette di aumentare la percentuale di pazienti guariti: è l’adroterapia che è una moderna tecnica di irradiamento di tumori. L’adroterapia è figlia della radioterapia convenzionale, che si effettua con i raggi X o con i raggi gamma. La mortalità per cancro risulta fortunatamente in progressiva riduzione, con una migliore sopravvivenza dei malati oncologici. Alla fine degli anni '70 la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di cancro era del 33%, salita al 47% nei primi anni '90 ed oggi intorno al 50%. Per gli oltre 250 mila nuovi casi di tumore maligno diagnosticati ogni anno in Italia, si ritiene che oltre il 50% di tali pazienti debba eseguire un trattamento radioterapico in un qualche momento del proprio percorso terapeutico (perciò è appropriato dire che le radiazioni allungano la vita). Ogni anno, secondo i dati censiti dalla Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO), vengono trattati nei 150 centri italiani di radioterapia circa 125 mila nuovi pazienti. Il Movimento Ecologista FareAmbiente ritiene che l’attività connessa con il nucleare deve essere vista come un patrimonio acquisito oramai dall’umanità sia per l’uso che se ne fa in campo medico che nell’ambito della produzione dell’energia elettrica. Energia nucleare, radiazioni e radionuclidi danno soprattutto benessere e aumento di vita media. Bisogna andare avanti con questa consapevolezza. L’ignoranza non è più ammessa.
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sabato 16 aprile 2011
sabato 9 aprile 2011
Candidare Cosenza a “Smart City”

Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo ha incontrato il candidato a Sindaco
FAREAMBIENTE sostiene Mario Occhiuto e lancia la sfida: Candidare Cosenza a “Smart City”
Una delegazione del movimento Ecologista Europeo FareAmbiente ha incontrato il candidato a Sindaco Mario Occhiuto nel suo studio di Palazzo Salfi a Cosenza per illustrare il proprio programma e sostenere la candidatura del noto Architetto Cosentino alla guida della città dei Bruzi. Da troppo tempo, ha affermato il Coordinatore Regionale Antonio Iaconetti «La città di Cosenza è in uno stato di degrado ed abbandono. Il centro storico è completamente deserto e versa in un stato di incuria non più tollerabile. Nulla o poco è stato fatto dall’attuale giunta per valorizzare questa grandissima risorsa.
La stazione di Vaglio Lise ormai è solo un luogo di bivacco per gente che vive di stenti e di espedienti. E’ sotto gli occhi di tutti lo stato della pulizia in città. Cosenza è sporca ed invasa dai rifiuti, per non parlare poi della congestione del traffico urbano».
Secondo Iaconetti «L’ampliamento dell’isola pedonale di Corso Mazzini non basta a migliorare la qualità della vita dei cittadini, ad oggi non è stata portata avanti una politica seria ed incisiva per la riduzione del traffico cittadino, senza causare disagi alla circolazione e puntando ad un tipo di mobilità sostenibile. Una città non può crescere e svilupparsi senza un razionale uso delle risorse energetiche, senza una tutela dei beni culturali e paesaggistici di cui la città di Cosenza è ricchissima. Ricordiamo che Vittorio Sgarbi definì Cosenza “l’Atene del Mezzogiorno Italiano”».
All’incontro ha partecipato anche Aurelio Longo, Coordinatore Nazionale dei Giovani Fare Ambiente. «Con la guida di Mario Occhiuto – ha detto – Cosenza potrà finalmente raggiungere obiettivi ambiziosi e candidarsi nell’ambito del Piano Strategico Europeo per le Tecnologie Energetiche puntando alla creazione di una “Smart City”. Potrà diventare una città capace di ridurre al minimo l’impatto delle emissioni attraverso la realizzazione e l’integrazione di reti elettriche e l’adozione di sistemi edilizi e modelli di trasporto intelligenti. Per fare ciò tutte le risorse devono essere facilmente accessibili grazie ad un’infrastruttura di rete efficiente e attorno alla quale ruotino servizi informativi con cui il cittadino e l’amministrazione possono dialogare».
8 aprile 2011
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Antonio Iaconetti Coordinatore di Fare Ambiente per la Calabria
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martedì 5 aprile 2011
FAREAMBIENTE AL PLAYENERGY

Si è tenuta sabato scorso a Campora S. Giovanni la premiazione del concorso internazionale promosso da Enel
AMANTEA. FAREAMBIENTE AL PLAYENERGY
Sono stati premiati sabato 2 Aprile i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Campora S.G. (Amantea) i quali hanno vinto l’edizione 2009/2010 del concorso internazionale Playenergy che Enel dedica agli studenti delle scuole italiane e di altri 10 paesi nel Mondo. Il progetto promosso da Enel è giunto alla sua ottava edizione ed ha come obiettivo diffondere nella scuola i temi dell’energia sostenibile. Al tavolo dei relatori era presente FareAmbiente con il Coordinatore Regionale Calabria Avv. Antonio Iaconetti il quale ha affermato “che l’unica vera soluzione possibile al gap energetico del nostro Paese è rappresentato dal mix energetico” – Inutile continuare a fare demagogia anche in questo settore in riferimento alle altre associazioni ambientaliste” – E’ fondamentale attuare politiche di risparmio energetico obbligando i Comuni al bilancio energetico e stabilendo dei tetti di risparmio legati ad una pianificazione delle produzione di energia eco-sostenibile” FareAmbiente ricordiamo è a favore a tutte le forme di energia rinnovabile ed alla valutazione d’impatto ambientale. La diffusione del concetto di sviluppo sostenibile nelle scuole è la base su cui fondare uno stile di vita eco-compatibile. La sostenibilità ha continuato Iaconetti “non è solo razionale utilizzo delle risorse energetiche ma è anche immaterialità, tutela dei beni culturali e paesaggistici in una visione non fondamentalista della conservazione e valorizzazione della natura, ovvero, i beni culturali e ambientali devono avere una funzione sociale. FareAmbiente, ha dichiarato il Coordinatore Nazionale Giovani Aurelio Longo presente anch’egli all’appuntamento “ha da poco concluso in diverse regioni d’ Italia, tra cui anche in Calabria i seminari formativi per le guide e gli operatori turistici relativi al Progetto GAGI attraverso il quale FareAmbiente intende promuovere l'affermazione della cultura della legalità e della cittadinanza attiva, con particolare riferimento ad azioni di sviluppo ambientale, attraverso la creazione di luoghi di incontro dove condividere conoscenze e “saper fare”, favorendo la mobilità e le relazioni dei giovani sul territorio nonché incentivando le forme di imprenditoria eco-sostenibili da svolgere nei territori delle aree protette o limitrofe. Per quanto riguarda le scuole è prevista la realizzazione di un cofanetto didattico contenente gli approfondimenti dei percorsi museali e dei percorsi turistico-ambientali da diffondere presso gli istituti scolastici per lo svolgimento di progetti didattici.
Cosenza, 04.04.2011
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mercoledì 23 marzo 2011
Lettera aperta sulle prossime consultazioni amministrative ad Amantea

Le imminenti elezioni amministrative del 15 e 16 maggio rappresentano per Amantea una straordinaria occasione per voltare pagina e per restituire alla nostra città l’autorevole ruolo che le spetta all’interno del territorio della provincia di Cosenza.
Per troppo tempo Amantea è rimasta ai margini, trasformata in terra di conquista da qualche dirigente politico che ne ha visto solo un serbatoio elettorale, senza mai guardare in prospettiva allo sviluppo della comunità.
Oggi, abbiamo il dovere di assumerci in prima persona la responsabilità del cambiamento, senza timore e senza infingimenti. Il centro destra deve avere questa ambizione, perché ha le donne e gli uomini giusti, le capacità politiche e le competenze per guidare la città verso un nuovo Risorgimento.
Epperò, purtroppo, dobbiamo constatare che la linea politica percorsa negli ultimi giorni non rispecchia queste ambizioni. C’è frammentarietà di posizioni e in contrapposizione alla unità di intenti emergono troppi personalismi e ambiguità. Attestarsi ed insistere su queste posizioni risulterebbe dannoso ed incomprensibile ai più.
Ritengo invece che si debba puntare su progetti di più ampio respiro, non limidandoci a coinvolgere soltanto i partiti tradizionali, bensì aprirci alle altre realtà locali, alla società civile, al mondo delle professioni, all’associazionismo ed al volontariato, a tutti coloro che guardano al centro destra come ad un punto di riferimento.
Ma anche a chi, pur non aderendo ad alcun partito, ritiene necessario avviare un nuovo percorso virtuoso che comprenda persone non compromesse con le cattive gestioni del passato, figure credibili e programmi alternativi ed innovativi che facciano risplendere di nuova luce la nostra Amantea.
Coinvolgere questi soggetti in un cammino comune non è certo un limite, bensì è una ricchezza che tende ad una ricomposizione di tutta quell’area liberal-democratica e riformista che ha fatto di Forza Italia prima e del PDL dopo, una stabile forza di governo.
Per cui, i nostri sforzi devono tendere a riunire tutti questi soggetti attorno ad un unico tavolo politico da cui dovrà scaturire una lista unitaria che sia la sintesi di tutte le posizioni politiche omogenee così da ridare nuovi stimoli a tutti coloro i quali, per ragioni differenti, oggi si trovano a percorrere strade diverse anche se solo apparentemente inconciliabili.
Senza questo passaggio rischiamo una incomprensibile divisione dell’area dei moderati con la inesplicabile conseguenza di essere relegati ai margini della politica locale ed ininfluenti sulle scelte che determineranno il futuro da dare alla nostra comunità.
domenica 20 marzo 2011
Prof. Orazio Mainieri: Fukushima Daiichi le verità nascoste dai media

INCIDENTE NUCLEARE MA NON TROPPO !!!!
E’ opportuno esporre i fatti accaduti in Giappone nella giusta ottica senza appannarli con visioni ideologiche. Un terremoto di 8,9 gradi (poi alzato a 9) ha colpito venerdì alle 14,46 (erano le 6,46 in Italia) la parte nord-orientale dell'isola Honshu, la più grande del Giappone, a 380 km da Tokyo. Pochi minuti dopo uno tsunami con onde alte più di dieci metri si è abbattuto sulle coste affacciate sul Pacifico seminando morte e distruzione nell'area di Sendai, la più vicina all'epicentro. Al momento le vittime sono oltre 20.000, ma i numeri sono destinati a crescere. Il problema degli impianti nucleari in Giappone. Infatti il 30% dell’energia elettrica proviene dal nucleare. Si può constatare che i 55 reattori nucleari giapponesi hanno resistito benissimo al terremoto e molti sono stati riavviati per produrre energia elettrica. Anche i reattori di Fukushima Daiichi hanno reagito bene. Infatti i tre reattori in funzione su sei presenti si sono spenti automaticamente, facendo avviare i sistemi di raffreddamento di emergenza. Questi sistemi hanno lo scopo di sottrarre il calore residuo, dovuto ai prodotti di fissione e di attivazione, che diminuisce nel tempo. Allo spegnimento, per un impianto di 3.000 MWth questo calore è, all’inizio, 65 Mw termici. Dopo cinque giorni il calore residuo scende a 7 Mw termici, ecc. Quindi, raffreddando, il tempo è a favore della sicurezza. Il problema è che la centrale in questione ha risposto bene allo spaventoso terremoto ma è stata inguaiata dal maremoto e cioè dallo tsunami che ha messo fuori uso i sistemi di raffreddamento di emergenza. Da qui in poi è stata una corsa a cercare macchine e pompe che potessero iniettare acqua nei reattori. Prima di proseguire due parole sull’impianto. Fukushima Daiichi. Costruita da General Electric alla fine degli anni '60, è una delle 25 più grandi centrali nucleari del mondo, ed è gestita interamente dalla compagnia Tokyo Electric Power (TEPCO). Tutti i sei reattori della centrale sono di tipo BWR(Boiling Water Reactor). Il primo di essi, ed anche il più vecchio, ha cominciato l'erogazione commerciale di energia elettrica ufficialmente nel mese di marzo 1971. La data di spegnimento dello stesso era stata programmata per il mese di marzo 2011. Proseguendo nella descrizione degli eventi, dobbiamo dire che la mancanza di raffreddamento porta all’aumento di temperatura e a reazioni chimiche che producono idrogeno. Questo ad alcune concentrazioni diventa esplosivo. Ciò spiega l’esplosione al reattore n.1, dove l’edificio esterno si è aperto salvaguardando però l’edificio interno primario(bunker) dove è alloggiato il reattore con il nocciolo. Nei giorni successivi si è registrata una esplosione anche nei reattori numero 2 e 3 e si è sviluppato un incendio, poi spento, in prossimità del reattore fermo numero 4. Tutte le esplosioni sono state dovute, quindi, ad un accumulo di idrogeno. Comunque, al momento, sono integri tutti e quattro i contenitori primari (i bunker) che racchiudono il vessel con all’interno il nocciolo dei reattori 1, 2, 3 e 4 della centrale di Fukushima 1. L'agenzia nucleare nipponica ha innalzato al grado 5 sulla scala INES l'incidente nucleare dal grado 4. Problema radiazioni. Radioattività è stata rilevata in latte e spinaci nelle prefetture di Fukushima e Ibarak, come pure nell'acqua corrente di Tokyo. Quantità minime, però, che non pongono rischi per la salute. Vengono rilevate perché gli strumenti sono molto sensibili, fortunatamente. L’aspetto positivo degli incidenti sui reattori, moderati ad acqua leggera, è che l’incidente è “lento” per cui dà la possibilità alla gente di allontanarsi. Ciò spiega perché in oltre 50 anni questa tipologia di reattori non ha mai fatto vittime e penso che sarà la stessa cosa anche per questo incidente. E’ una affermazione temeraria la mia, ma ponderata e “storicizzata”. Ripeto: non ci saranno morti nella popolazione civile. Infatti l’incidente ha reso necessaria la dichiarazione di emergenza nucleare e l'evacuazione degli abitanti della zona circostante in un'area del raggio di 20 km, per un totale di circa 200.000 persone evacuate. Nel raggio di 30 km è stato raccomandato agli abitanti di non uscire di casa, ed è stata istituita una no-fly zone. Nel frattempo sono 260.000 le dosi di iodio stabile distribuite alla popolazione ma di cui il governo non ha ancora consigliato l’assunzione. Ciò significa che la radioattività nella zona, fuori della centrale, è irrisoria. Diverso è il discorso per i tecnici della centrale. Fin quando la temperatura degli elementi di combustibile non si stabilizza, questi danneggiandosi fino alla fusione, emettono radionuclidi e quindi aumentano le dosi assorbite di chi ci lavora. Perciò è necessario una rotazione dei tecnici per abbassare le dosi individuali assorbite. Per questi lavoratori i rischi sono alti, perché non si sta “combattendo” con un reattore, ma con tre contemporaneamente più il combustibile che sta nella vasca del quarto. Ricordo comunque, anche se mi ripeto, che questo calore residuo scende esponenzialmente quindi il tempo gioca a nostro favore. Del resto già arrivano notizie che gli eroici tecnici sono riusciti ad avviare alcuni sistemi di raffreddamento d'emergenza. Insomma queste barre di combustibile fra un mese saranno quasi “fredde”, ripeto quasi. I livelli di radiazione nell’ambiente, espressi in termini di dose, nel sito della centrale sono scese a 11,9 mSv/h e poi a 0,6 mSv/h. Discesa che continuerà. Si sono misurati 5 microSv/h nella provincia vicina a quella dove sono situati i reattori danneggiati. Per cui penso che chi abita lontano dalla centrale non si deve preoccupare. Al momento, facendo misure è risultato che Roma è sei volte più radioattiva di Tokyo. E' stata la sorpresa delle analisi effettuate dalla squadra della Protezione civile italiana nella capitale nipponica, resi noti dalla nostra ambasciata. I rilievi danno una radioattività di fondo sul tetto dell'ambasciata di 0.04 microsievert/ora. Il valore ambientale tipico della città di Roma è di 0.25 microsievert/ora. Ecco allora emergere le “forzature” mediatiche e venir fuori parole come “incubo”, “apocalisse” e tutta una serie di idiozie che però spaventano la gente. La pressione mediatica è forte e la gente comune, giustamente, si impressiona e dimentica subito le migliaia di morti della diga crollata, per il terremoto, in Giappone. Mentre si terrorizza per una “nube radioattiva” che, diluendosi, non ha ucciso e non ucciderà nessuno. Fareambiente, movimento ecologista europeo, cerca sempre di dare una informazione meditata e più vicina possibile alla realtà dei fatti, sottolineando che questo incidente nucleare è unico, perché è nato dopo un terremoto spaventoso che è stato 9 Richter, seguito da maremoto che è stato il vero responsabile dell’incidente nucleare, e ciononostante non avrà alcuna conseguenza per la popolazione civile. In verità vi dico che è un incidente poco nucleare e senza vittime, finora.
Prof. Orazio Mainieri
Responsabile Settore Energia Fareambiente
Pubblicato da
Antonio Iaconetti Coordinatore di Fare Ambiente per la Calabria
a
13:10
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