domenica 20 marzo 2011

Prof. Orazio Mainieri: Fukushima Daiichi le verità nascoste dai media




INCIDENTE NUCLEARE MA NON TROPPO !!!!

E’ opportuno esporre i fatti accaduti in Giappone nella giusta ottica senza appannarli con visioni ideologiche. Un terremoto di 8,9 gradi (poi alzato a 9) ha colpito venerdì alle 14,46 (erano le 6,46 in Italia) la parte nord-orientale dell'isola Honshu, la più grande del Giappone, a 380 km da Tokyo. Pochi minuti dopo uno tsunami con onde alte più di dieci metri si è abbattuto sulle coste affacciate sul Pacifico seminando morte e distruzione nell'area di Sendai, la più vicina all'epicentro. Al momento le vittime sono oltre 20.000, ma i numeri sono destinati a crescere. Il problema degli impianti nucleari in Giappone. Infatti il 30% dell’energia elettrica proviene dal nucleare. Si può constatare che i 55 reattori nucleari giapponesi hanno resistito benissimo al terremoto e molti sono stati riavviati per produrre energia elettrica. Anche i reattori di Fukushima Daiichi hanno reagito bene. Infatti i tre reattori in funzione su sei presenti si sono spenti automaticamente, facendo avviare i sistemi di raffreddamento di emergenza. Questi sistemi hanno lo scopo di sottrarre il calore residuo, dovuto ai prodotti di fissione e di attivazione, che diminuisce nel tempo. Allo spegnimento, per un impianto di 3.000 MWth questo calore è, all’inizio, 65 Mw termici. Dopo cinque giorni il calore residuo scende a 7 Mw termici, ecc. Quindi, raffreddando, il tempo è a favore della sicurezza. Il problema è che la centrale in questione ha risposto bene allo spaventoso terremoto ma è stata inguaiata dal maremoto e cioè dallo tsunami che ha messo fuori uso i sistemi di raffreddamento di emergenza. Da qui in poi è stata una corsa a cercare macchine e pompe che potessero iniettare acqua nei reattori. Prima di proseguire due parole sull’impianto. Fukushima Daiichi. Costruita da General Electric alla fine degli anni '60, è una delle 25 più grandi centrali nucleari del mondo, ed è gestita interamente dalla compagnia Tokyo Electric Power (TEPCO). Tutti i sei reattori della centrale sono di tipo BWR(Boiling Water Reactor). Il primo di essi, ed anche il più vecchio, ha cominciato l'erogazione commerciale di energia elettrica ufficialmente nel mese di marzo 1971. La data di spegnimento dello stesso era stata programmata per il mese di marzo 2011. Proseguendo nella descrizione degli eventi, dobbiamo dire che la mancanza di raffreddamento porta all’aumento di temperatura e a reazioni chimiche che producono idrogeno. Questo ad alcune concentrazioni diventa esplosivo. Ciò spiega l’esplosione al reattore n.1, dove l’edificio esterno si è aperto salvaguardando però l’edificio interno primario(bunker) dove è alloggiato il reattore con il nocciolo. Nei giorni successivi si è registrata una esplosione anche nei reattori numero 2 e 3 e si è sviluppato un incendio, poi spento, in prossimità del reattore fermo numero 4. Tutte le esplosioni sono state dovute, quindi, ad un accumulo di idrogeno. Comunque, al momento, sono integri tutti e quattro i contenitori primari (i bunker) che racchiudono il vessel con all’interno il nocciolo dei reattori 1, 2, 3 e 4 della centrale di Fukushima 1. L'agenzia nucleare nipponica ha innalzato al grado 5 sulla scala INES l'incidente nucleare dal grado 4. Problema radiazioni. Radioattività è stata rilevata in latte e spinaci nelle prefetture di Fukushima e Ibarak, come pure nell'acqua corrente di Tokyo. Quantità minime, però, che non pongono rischi per la salute. Vengono rilevate perché gli strumenti sono molto sensibili, fortunatamente. L’aspetto positivo degli incidenti sui reattori, moderati ad acqua leggera, è che l’incidente è “lento” per cui dà la possibilità alla gente di allontanarsi. Ciò spiega perché in oltre 50 anni questa tipologia di reattori non ha mai fatto vittime e penso che sarà la stessa cosa anche per questo incidente. E’ una affermazione temeraria la mia, ma ponderata e “storicizzata”. Ripeto: non ci saranno morti nella popolazione civile. Infatti l’incidente ha reso necessaria la dichiarazione di emergenza nucleare e l'evacuazione degli abitanti della zona circostante in un'area del raggio di 20 km, per un totale di circa 200.000 persone evacuate. Nel raggio di 30 km è stato raccomandato agli abitanti di non uscire di casa, ed è stata istituita una no-fly zone. Nel frattempo sono 260.000 le dosi di iodio stabile distribuite alla popolazione ma di cui il governo non ha ancora consigliato l’assunzione. Ciò significa che la radioattività nella zona, fuori della centrale, è irrisoria. Diverso è il discorso per i tecnici della centrale. Fin quando la temperatura degli elementi di combustibile non si stabilizza, questi danneggiandosi fino alla fusione, emettono radionuclidi e quindi aumentano le dosi assorbite di chi ci lavora. Perciò è necessario una rotazione dei tecnici per abbassare le dosi individuali assorbite. Per questi lavoratori i rischi sono alti, perché non si sta “combattendo” con un reattore, ma con tre contemporaneamente più il combustibile che sta nella vasca del quarto. Ricordo comunque, anche se mi ripeto, che questo calore residuo scende esponenzialmente quindi il tempo gioca a nostro favore. Del resto già arrivano notizie che gli eroici tecnici sono riusciti ad avviare alcuni sistemi di raffreddamento d'emergenza. Insomma queste barre di combustibile fra un mese saranno quasi “fredde”, ripeto quasi. I livelli di radiazione nell’ambiente, espressi in termini di dose, nel sito della centrale sono scese a 11,9 mSv/h e poi a 0,6 mSv/h. Discesa che continuerà. Si sono misurati 5 microSv/h nella provincia vicina a quella dove sono situati i reattori danneggiati. Per cui penso che chi abita lontano dalla centrale non si deve preoccupare. Al momento, facendo misure è risultato che Roma è sei volte più radioattiva di Tokyo. E' stata la sorpresa delle analisi effettuate dalla squadra della Protezione civile italiana nella capitale nipponica, resi noti dalla nostra ambasciata. I rilievi danno una radioattività di fondo sul tetto dell'ambasciata di 0.04 microsievert/ora. Il valore ambientale tipico della città di Roma è di 0.25 microsievert/ora. Ecco allora emergere le “forzature” mediatiche e venir fuori parole come “incubo”, “apocalisse” e tutta una serie di idiozie che però spaventano la gente. La pressione mediatica è forte e la gente comune, giustamente, si impressiona e dimentica subito le migliaia di morti della diga crollata, per il terremoto, in Giappone. Mentre si terrorizza per una “nube radioattiva” che, diluendosi, non ha ucciso e non ucciderà nessuno. Fareambiente, movimento ecologista europeo, cerca sempre di dare una informazione meditata e più vicina possibile alla realtà dei fatti, sottolineando che questo incidente nucleare è unico, perché è nato dopo un terremoto spaventoso che è stato 9 Richter, seguito da maremoto che è stato il vero responsabile dell’incidente nucleare, e ciononostante non avrà alcuna conseguenza per la popolazione civile. In verità vi dico che è un incidente poco nucleare e senza vittime, finora.

Prof. Orazio Mainieri
Responsabile Settore Energia Fareambiente

Prof. Orazio Mainieri: Fukushima Daiichi le verità nascoste dai media




INCIDENTE NUCLEARE MA NON TROPPO !!!!

E’ opportuno esporre i fatti accaduti in Giappone nella giusta ottica senza appannarli con visioni ideologiche. Un terremoto di 8,9 gradi (poi alzato a 9) ha colpito venerdì alle 14,46 (erano le 6,46 in Italia) la parte nord-orientale dell'isola Honshu, la più grande del Giappone, a 380 km da Tokyo. Pochi minuti dopo uno tsunami con onde alte più di dieci metri si è abbattuto sulle coste affacciate sul Pacifico seminando morte e distruzione nell'area di Sendai, la più vicina all'epicentro. Al momento le vittime sono oltre 20.000, ma i numeri sono destinati a crescere. Il problema degli impianti nucleari in Giappone. Infatti il 30% dell’energia elettrica proviene dal nucleare. Si può constatare che i 55 reattori nucleari giapponesi hanno resistito benissimo al terremoto e molti sono stati riavviati per produrre energia elettrica. Anche i reattori di Fukushima Daiichi hanno reagito bene. Infatti i tre reattori in funzione su sei presenti si sono spenti automaticamente, facendo avviare i sistemi di raffreddamento di emergenza. Questi sistemi hanno lo scopo di sottrarre il calore residuo, dovuto ai prodotti di fissione e di attivazione, che diminuisce nel tempo. Allo spegnimento, per un impianto di 3.000 MWth questo calore è, all’inizio, 65 Mw termici. Dopo cinque giorni il calore residuo scende a 7 Mw termici, ecc. Quindi, raffreddando, il tempo è a favore della sicurezza. Il problema è che la centrale in questione ha risposto bene allo spaventoso terremoto ma è stata inguaiata dal maremoto e cioè dallo tsunami che ha messo fuori uso i sistemi di raffreddamento di emergenza. Da qui in poi è stata una corsa a cercare macchine e pompe che potessero iniettare acqua nei reattori. Prima di proseguire due parole sull’impianto. Fukushima Daiichi. Costruita da General Electric alla fine degli anni '60, è una delle 25 più grandi centrali nucleari del mondo, ed è gestita interamente dalla compagnia Tokyo Electric Power (TEPCO). Tutti i sei reattori della centrale sono di tipo BWR(Boiling Water Reactor). Il primo di essi, ed anche il più vecchio, ha cominciato l'erogazione commerciale di energia elettrica ufficialmente nel mese di marzo 1971. La data di spegnimento dello stesso era stata programmata per il mese di marzo 2011. Proseguendo nella descrizione degli eventi, dobbiamo dire che la mancanza di raffreddamento porta all’aumento di temperatura e a reazioni chimiche che producono idrogeno. Questo ad alcune concentrazioni diventa esplosivo. Ciò spiega l’esplosione al reattore n.1, dove l’edificio esterno si è aperto salvaguardando però l’edificio interno primario(bunker) dove è alloggiato il reattore con il nocciolo. Nei giorni successivi si è registrata una esplosione anche nei reattori numero 2 e 3 e si è sviluppato un incendio, poi spento, in prossimità del reattore fermo numero 4. Tutte le esplosioni sono state dovute, quindi, ad un accumulo di idrogeno. Comunque, al momento, sono integri tutti e quattro i contenitori primari (i bunker) che racchiudono il vessel con all’interno il nocciolo dei reattori 1, 2, 3 e 4 della centrale di Fukushima 1. L'agenzia nucleare nipponica ha innalzato al grado 5 sulla scala INES l'incidente nucleare dal grado 4. Problema radiazioni. Radioattività è stata rilevata in latte e spinaci nelle prefetture di Fukushima e Ibarak, come pure nell'acqua corrente di Tokyo. Quantità minime, però, che non pongono rischi per la salute. Vengono rilevate perché gli strumenti sono molto sensibili, fortunatamente. L’aspetto positivo degli incidenti sui reattori, moderati ad acqua leggera, è che l’incidente è “lento” per cui dà la possibilità alla gente di allontanarsi. Ciò spiega perché in oltre 50 anni questa tipologia di reattori non ha mai fatto vittime e penso che sarà la stessa cosa anche per questo incidente. E’ una affermazione temeraria la mia, ma ponderata e “storicizzata”. Ripeto: non ci saranno morti nella popolazione civile. Infatti l’incidente ha reso necessaria la dichiarazione di emergenza nucleare e l'evacuazione degli abitanti della zona circostante in un'area del raggio di 20 km, per un totale di circa 200.000 persone evacuate. Nel raggio di 30 km è stato raccomandato agli abitanti di non uscire di casa, ed è stata istituita una no-fly zone. Nel frattempo sono 260.000 le dosi di iodio stabile distribuite alla popolazione ma di cui il governo non ha ancora consigliato l’assunzione. Ciò significa che la radioattività nella zona, fuori della centrale, è irrisoria. Diverso è il discorso per i tecnici della centrale. Fin quando la temperatura degli elementi di combustibile non si stabilizza, questi danneggiandosi fino alla fusione, emettono radionuclidi e quindi aumentano le dosi assorbite di chi ci lavora. Perciò è necessario una rotazione dei tecnici per abbassare le dosi individuali assorbite. Per questi lavoratori i rischi sono alti, perché non si sta “combattendo” con un reattore, ma con tre contemporaneamente più il combustibile che sta nella vasca del quarto. Ricordo comunque, anche se mi ripeto, che questo calore residuo scende esponenzialmente quindi il tempo gioca a nostro favore. Del resto già arrivano notizie che gli eroici tecnici sono riusciti ad avviare alcuni sistemi di raffreddamento d'emergenza. Insomma queste barre di combustibile fra un mese saranno quasi “fredde”, ripeto quasi. I livelli di radiazione nell’ambiente, espressi in termini di dose, nel sito della centrale sono scese a 11,9 mSv/h e poi a 0,6 mSv/h. Discesa che continuerà. Si sono misurati 5 microSv/h nella provincia vicina a quella dove sono situati i reattori danneggiati. Per cui penso che chi abita lontano dalla centrale non si deve preoccupare. Al momento, facendo misure è risultato che Roma è sei volte più radioattiva di Tokyo. E' stata la sorpresa delle analisi effettuate dalla squadra della Protezione civile italiana nella capitale nipponica, resi noti dalla nostra ambasciata. I rilievi danno una radioattività di fondo sul tetto dell'ambasciata di 0.04 microsievert/ora. Il valore ambientale tipico della città di Roma è di 0.25 microsievert/ora. Ecco allora emergere le “forzature” mediatiche e venir fuori parole come “incubo”, “apocalisse” e tutta una serie di idiozie che però spaventano la gente. La pressione mediatica è forte e la gente comune, giustamente, si impressiona e dimentica subito le migliaia di morti della diga crollata, per il terremoto, in Giappone. Mentre si terrorizza per una “nube radioattiva” che, diluendosi, non ha ucciso e non ucciderà nessuno. Fareambiente, movimento ecologista europeo, cerca sempre di dare una informazione meditata e più vicina possibile alla realtà dei fatti, sottolineando che questo incidente nucleare è unico, perché è nato dopo un terremoto spaventoso che è stato 9 Richter, seguito da maremoto che è stato il vero responsabile dell’incidente nucleare, e ciononostante non avrà alcuna conseguenza per la popolazione civile. In verità vi dico che è un incidente poco nucleare e senza vittime, finora.

Prof. Orazio Mainieri
Responsabile Settore Energia Fareambiente






giovedì 10 marzo 2011

Solidarietà all'On. Gianni Nucera



Piena solidarietà di Fare Ambiente Calabria a Giovanni Nucera è stata espressa dal coordinatore regionale del movimento ecologista Antonio Iaconetti.
"Un gesto vile di intimidazione che certo non scoraggerà il consigliere regionale, che è anche rappresentante di FareAmbiente per Reggio Calabria, e che sembra essere il segnale del disagio avvertito dalle organizzazioni criminali che vogliono continuare a mantenere il controllo sul territorio e che percepiscono il nuovo corso inaugurato da Scopelliti e dalla maggioranza che lo sostiene, come un nemico.
Non v’è dubbio che la società calabrese non esiterà invece a schierarsi dalla parte della politica riformatrice, nel solco della giustizia e della legalità".

10 marzo 2011

martedì 8 marzo 2011

Solidarietà all'On. Salvatore Magarò



“Il vile attentato perpetrato ai danni dell’ On. Salvatore Magarò, è un gesto grave che umilia la Calabria della gente per bene”, è quanto afferma l’ Avv. Antonio Iaconetti, coordinatore regionale di Fare Ambiente.
“In questo momento buio per l’intera Calabria siamo vicini all’amico Magarò al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà, ma ancor più vicini all’azione del Presidente della Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, che con le sue iniziative concrete e sostanziali ha dimostrato che la lotta al malaffare è possibile” . “Siamo sicuri – ha aggiunto Iaconetti – che questo vile episodio non scalfirà neanche minimamente il suo impegno quotidiano a tutela della nostra terra”.
Cosenza, 08.03.2011

venerdì 4 marzo 2011

Alcune considerazioni sulla Metropolitana leggera



Non hanno torto coloro che ricordano l’avvio del lungo iter relativo alla metropolitana leggera Cosenza-Rende-Unical. Se ne parla dal 1999. Se ne parla, appunto. Per anni si è andati avanti con proclami, dibattiti, convegni, incontri, confronti, senza approdare a nulla. Oggi invece il Presidente Scopelliti e la sua classe dirigente, hanno assunto impegni ufficiali e precisi individuando per la metropolitana fondi disponibili e date certe di realizzazione dell’opera. La differenza è sostanziale.
Ieri si trattava di una fantomatica infrastruttura, adesso possiamo dire che sarà presto consegnata alla città, con grandi benefici anche sotto il profilo ambientale.
L’auspicio è che non si perda questa occasione per ampliare gli orizzonti e pensare ad un ampliamento delle prospettive di mobilità per i tanti centri che gravitano intorno all’area urbana, da collegare all’asse di trasporto della metropolitana, così da scongiurare il rischio di marginalizzare territori importanti adiacenti al capoluogo, come San Fili, vicinissima all’Università ma non inclusa nel progetto.
Un’area urbana basata su collegamenti efficienti non può, non deve generare un sistema a due velocità. La risposta che ora occorre dare ai non pochi cittadini che abitano attorno al quadrilatero Rende-Cosenza-Castrolibero-Montalto è di vitale importanza, perché riguarda il futuro e si gioca tutta sui trasporti. Pensare uno sviluppo a cerchi concentrici è impossibile. Occorre ormai ragionare in termini di rete. Anche a questa sfida i realizzatori della Metropolitana saranno chiamati a rispondere.

mercoledì 2 marzo 2011

IL Tg 3 Parla del convegno sul nucleare.

Sul TG 3 Calabria il convegno sul Nucleare: energia pulita, economica e sicura al minuto 11:32
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ca00b8b5-5585-48d0-b991-3f0558357dff-popup.html

martedì 1 marzo 2011

Bene intervento Berlusconi sul Nucleare

NUCLEARE: FAREAMBIENTE "BENE INTERVENTO BERLUSCONI" NUCLEARE: FAREAMBIENTE "BENE INTERVENTO BERLUSCONI" ROMA (ITALPRESS) - "Sono assolutamente d'accordo con le parole del premier Silvio Berlusconi sull'energia nucleare". Lo afferma Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente - Movimento ecologista europeo. "In un momento in cui - continua Pepe - causa anche la situazione internazionale, il prezzo degli idrocarburi sembra essere destinato ad aumentare vertiginosamente, l'energia nucleare appare l'unica vera fonte alternativa al petrolio e in grado di fornire adeguata potenza". "Tengo a ricordare che l'Italia e' costretta ad acquistare all'estero elettricita' prodotta da centrali nucleari ubicate pochi chilometri oltre i confini nazionali quindi, non vedo perche', in nome di un ecologismo antiquato e ideologicamente schierato, si debba rinunciare a tale forma di energia mentre si bruciano milioni di tonnellate di idrocarburi le cui polveri generate dalla combustione provocano piu' di 8 mila morti l'anno. Siamo l'unico Paese d'Europa - conclude Pepe - a trovarsi in una situazione simile, cioe' dipendere pesantemente dall'estero per gli approvvigionamenti energetici, sia petroliferi che elettrici, con dei costi enormi che gravano sulle tasche dei cittadini e nell'impossibilita' di rispettare i parametri imposti dal trattato di Kyoto. Approviamo il coraggio di Berlusconi nell'affrontare a viso aperto un tema cosi' scottante". (ITALPRESS). sat/com 01-Mar-11 18:16 N

sabato 26 febbraio 2011

PARTITA DALLA CALABRIA LA CAMPAGNA A FAVORE DEL NUCLEARE IN ITALIA



E’ partita dalla Calabria la prima tappa della campagna del Movimento Ecologista in favore dell’atomo, e che attraverserà l’Italia per informare i cittadini i vantaggi del nucleare. “Nucleare: Energia Pulita, Economica e Sicura è stato il titolo della conferenza tenutasi lo scorso 25 Febbraio presso il Salone delle Rappresentanze del Comune di Cosenza. L’Obiettivo di tale iniziativa è quello di costruire un comitato referendario per sostenere le ragioni del NO al quesito con cui si intende abrogare la Legge 133 del 2008 che autorizza la realizzazione nel territorio Nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. A moderare gli interventi è stato il Coordinatore Regionale di FareAmbiente Antonio Iaconetti. Hanno preso parte alla discussione Alessandro Castiglia, responsabile Comunicazione del Forum Nucleare Italiano; Orazio Mainieri, Presidente della Commissione Energia FareAmbiente, Aurelio Longo, Coordinatore Nazionale Giovani FareAmbiente e Renato Pastore, Presidente di Confindustria Cosenza; l’On. Salvatore Magarò, Presidente della Commissione contro il fenomeno della mafia del Consiglio Regionale della Calabria. A chiudere i lavori è stato il Presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe. Ha partecipato inoltre il Presidente del Consorzio Pro Loco riviera dei Cedri Antonello Grosso La Valle. “FareAmbiente ricordiamo è impegnata anche nel portare avanti il Progetto GAGI (Gestione Ambientale per Giovani Imprenditori) ha ricordato Aurelio Longo – Coordinatore del Progetto GAGI Calabria. Il Progetto ha dichiarato Longo mira attraverso una rete di professionalità preparate e motivate, a sviluppare nei territori individuati, azioni di sviluppo ambientale, favorendo la mobilità e le relazioni dei giovani sul territorio ed incentivando le forme di imprenditoria eco-sostenibile. Per quanto riguarda il nucleare – ha affermato Longo “l’apertura sul nostro territorio di nuove centrali consentirà a cittadini ed imprese di risparmiare almeno il 30% dei costi della bolletta, inoltre garantirà un beneficio in termini di ricaduta occupazionale con la creazione di almeno 6.000 posti di lavoro per ogni reattore costruito, infine permetterà inoltre a molti dei nostri cervelli di restare nel nostro paese e addirittura di attrarne dei nuovi, ricordiamo conclude Longo , - L’industria nucleare civile è una di quelle a maggiore contenuto tecnologico, con possibilità dunque di ricadute importanti sulle altre industrie strategiche per un sistema territoriale avanzato e competitivo. ”L’Energia nucleare è sicura, economica e pulita – ha affermato Iaconetti presentando l’iniziativa della manifestazione” – L’Italia in questi ultimi anni da una parte ha rinunciato al nucleare, dall’altra quotidianamente consuma energia nucleare importandola dall’estero soprattutto dalla vicina Francia, con costi salati per le imprese e le famiglie che si ripercuotono inevitabilmente sul mancato sviluppo del nostro sistema imprenditoriale. Grazie alle moderne tecnologie, le centrali nucleari non comportano rischi e sono destinate a soppiantare le centrali a petrolio e a gas che hanno un impatto negativo sull’effetto serra. L’Italia non può permettersi di rinunciare al nucleare e di continuare a dipendere massicciamente dai combustibili fossili. Per questo – conclude Iaconetti – sosteniamo le ragioni del nucleare con un deciso NO al referendum con cui si chiede ai cittadini di impedire che in Italia si possano costruire nuovi e moderni impianti nucleari di terza generazione”.

mercoledì 23 febbraio 2011

Parte da Cosenza la campagna nazionale di FareAmbiente sul tema del “Nucleare, Energia pulita, economica e sicura”

Parte da Cosenza la campagna informativa nazionale di FareAmbiente sul tema del “Nucleare, Energia pulita, economica e sicura” con una manifestazione in programma venerdì prossimo, 25 febbraio alle ore 17 nel Salone di Rappresentanza di Palazzo dei Bruzi.
Nel presentare l’iniziativa Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente che concluderà i lavori, sottolinea come “sia impensabile che l’Italia continui a bruciare tonnellate di idrocarburi per accendere lampadine, importando dall’estero una rilevante fetta del fabbisogno nazionale di energia, ivi compresa quella di produzione nucleare. E’ stato inculcato negli italiani un sacro terrore per tutto ciò che sia nucleare, dalla produzione energetica a un semplice deposito di materiale radioattivo ove concentrare tutti i rifiuti tossici, ma siamo uno dei pochi Paesi al mondo che non la produce ma la consuma”.
“L’apertura di nuove centrali nucleari sul nostro territorio – aggiunge Aurelio Longo, Coordinatore Nazionale Giovani FareAmbiente – consentirà a cittadini ed imprese di risparmiare circa il 30% sulla bolletta e garantirà un beneficio economico in termini di ricaduta occupazionale, con la creazione di almeno 4.000 posti di lavoro”.
“L’energia nucleare è sicura, economica e pulita – sottolinea Antonio Iaconetti, Coordinatore di FareAmbiente per la Calabria – Grazie alle moderne tecnologie, le centrali nucleari non comportano più rischi e sono destinate a soppiantare le centrali a petrolio e a gas che hanno un impatto negativo”.
Alla manifestazione interverranno i parlamentari Antonio Gentile e Mario Tassone, il Presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta Salvatore Magarò, Alessandro Castiglia, Responsabile comunicazione del Forum Nucleare Italiano, Orazio Mainieri, docente dell’Università della Calabria e Presidente della Commissione energia di FareAmbiente e Renato Pastore, Presidente di Confindustria Cosenza.

23 febbraio 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

L’energia nucleare è sicura, economica e pulita.

Partirà dalla Calabria la campagna del Movimento Ecologista Fare Ambiente in favore dell’energia nucleare.
Per iniziativa del Coordinatore Regionale Antonio Iaconetti si costituirà nei prossimi giorni un comitato referendario per sostenere le ragioni del NO al quesito con cui si intende abrogare la Legge 133 del 2008 che autorizza la realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare.
La costituzione del Comitato coinciderà con una manifestazione in programma il prossimo 25 febbraio cui parteciperanno, tra gli altri, il presidente del Forum sul nucleare Chicco Testa, il presidente nazionale di Fare Ambiente Vincenzo Pepe, il presidente della Commissione energia di Fare Ambiente e docente universitario Orazio Mainieri.
“L’energia nucleare è sicura, economica e pulita – dice Iaconetti presentando l’iniziativa – L’Italia in questi ultimi anni da una parte ha rinunciato al nucleare, dall’altra quotidianamente consuma anche energia elettrica importata, proveniente da fonte nucleare. Comunque, ciò nonostante, i costi finali sono alti e si ripercuotono sulle bollette dei cittadini e sullo sviluppo del nostro sistema imprenditoriale. Grazie alle moderne tecnologie, le centrali nucleari non comportano più rischi e sono destinati a soppiantare le centrali a petrolio e a gas che hanno un impatto negativo sull’effetto serra. L’Italia non può permettersi di rinunciare al nucleare e di continuare a dipendere massicciamente dai combustibili fossili. Per questo con convinzione sosteniamo le ragioni del nucleare con un deciso NO al referendum con cui si chiede ai cittadini di impedire che in Italia si possano costruire nuovi e moderni impianti nucleari di terza generazione”

mercoledì 2 febbraio 2011

Proposta di intesa tra le Regioni Calabria e Lombardia contro le eco-mafie

Ill.mo Sig. On.
Sante Zuffada
Presidente Commissione
Affari Istituzionali
Consiglio Regionale della Lombardia
S E D E

Ill.mo Sig. On.
Salvatore Magarò
Presidente Commissione
Contro il fenomeno della mafia
Consiglio Regionale della Calabria
S E D E

E p.c. Ill.mo Sig. On.
Giuseppe Scopelliti
Presidente Regione Calabria
S E D E

Egregi Presidenti,
La collaborazione avviata dalle Commissioni Antimafia della Calabria ed Affari Istituzionali della Lombardia, per condurre una strategia comune di lotta alla ‘ndrangheta, è senza dubbio una iniziativa di grande spessore che non mancherà di produrre benefici ed effetti positivi.
Creare una rete sinergica contro il malaffare, rafforza le Istituzioni nella quotidiana battaglia contro la criminalità organizzata.
In questo quadro, siamo certi che non debba mancare di essere valutato il tema delle ecomafie, un fenomeno non sempre tenuto in debita considerazione a livello politico e che però alimenta gli affari delle cosche, causando danni irreparabili all’ambiente e all’economia del territorio.
Si pensi che nell’anno 2009 sono stati accertati ben 28.576 illeciti in materia ambientale, contro i “soli” 25.776 dell’anno precedente, una crescita esponenziale che si registra da almeno un ventennio e che oggi corrisponde alla media di tre reati commessi ogni ora.
Un dato assolutamente disarmante e preoccupante.
Per questo, anche in accordo con il mio collega coordinatore regionale della Lombardia, da me sensibilizzato e coinvolto, si auspica l’istituzione di un Osservatorio permanente con compiti di studio, monitoraggio e di contrasto dei reati ambientali, illeciti che rappresentano uno dei maggiori business per la ‘ndrangheta.
All’uopo, ho redatto un testo normativo nella forma della proposta di legge, che trasmetto assieme alla presente e che può rappresentare la base di una più ampia discussione sul tema di contrasto ai reati ambientali ed alle associazioni mafiose.
Nel ringraziarVi per la cortese attenzione ed in attesa di ulteriori sviluppi, mi è lieta l’occasione per porgerVi, vive cordialità.
Cosenza, 21 Gennaio 2011

Avv. Antonio Iaconetti




Proposta di legge regionale Avanzata dall’Avv. Antonio Iaconetti

“Modifiche alla legge regionale17 dicembre 2002, n. 50 recante “Istituzione di una Commissione Consiliare contro il fenomeno della mafia in Calabria”, nonché interventi in materia di informazione ambientale”


Relazione alla proposta

Negli ultimi anni è divenuto di uso assai comune nel linguaggio quotidiano, nonché nella cronaca nazionale, il termine “ecomafia”.
Tale termine, coniato da Legambiente, indica quei settori della criminalità organizzata che operano nel traffico e nello smaltimento illecito dei rifiuti, nell'abusivismo edilizio e nelle attività di escavazione come nuovo grande business.
Recentemente, la cronaca nazionale (cfr. L. Garrone, Ecomafie: tre reati ambientali ogni ora. E i profitti continuano a crescere, in Corriere della Sera, 04.06.2010) ha comunicato che nel 2009 sono stati accertati 28.576 illeciti in materia ambientale, contro i “soli” 25.776 dell’anno precedente, una crescita esponenziale che si registra da almeno un ventennio e che oggi corrisponde alla media di tre reati commessi ogni ora.
Un dato assolutamente disarmante e preoccupante.
Ancora più preoccupante se si considera che il maggior numero di reati di tale specie viene perpetrato nel Meridione del Paese.
In particolare la Calabria occupa, assai tristemente, il terzo posto della classifica sull’illegalità ambientale con i 2898 reati accertati nel corso del 2009, cui si devono aggiungere le numerosissime segnalazioni e denunce sporte dai cittadini ed ancora non accertate.
È tempo di agire (!), con risolutezza e determinazione, per risollevare la Nostra bella Regione dal baratro in cui sta lentamente sprofondando.
Azioni significative ed importanti sono già state compiute, negli scorsi anni, con l’istituzione della “Commissione contro il fenomeno della mafia in Calabria” (legge regionale n. 50/2002).
In tal senso, ci basti ricordare i pareri resi, nel corso della scorsa Legislatura, sul «Regolamento di cui all'articolo 15 della legge regionale 16 ottobre 2008, n. 31 concernente 'Interventi regionali in materia di sostegno alle vittime della criminalità e in materia di usura'», sul «Progetto legge antiracket ed antiusura», sulle proposte di legge riguardanti la «Promozione del sistema integrato di sicurezza», indici di un preciso intento della Regione di superare i fattori di criticità nel proprio tessuto sociale e culturale.
Gli ottimi risultati e l’impegno sinora profuso dai colleghi membri della Commissione, nonché i positivi riscontri da parte dei cittadini e delle associazioni di settore, ci inducono ad essere positivi e, soprattutto propositivi.
Per questo motivo siamo intenzionati ad estendere ragionevolmente le competenze della Commissione contro il fenomeno della mafia in Calabria, al fine di monitorare ed intervenire in modo mirato per fronteggiare la criminalità ambientale nel territorio.
Sebbene la competenza sul monitorare il fenomeno criminogeno ambientale possa agevolmente desumersi dall’ampia dizione di cui all’articolo 3 della legge n. 50/2002, in particolare laddove si dispone che spetti alla Commissione «vigilare ed indagare sulle attività dell'Amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo, in ordine a possibili infiltrazioni e connivenze mafiose e di altre associazioni criminali similari» (lett. a)), appare opportuno esplicitarlo in legge, così da consentire la costituzione di un apposito comitato interno, nonché lo svolgimento di specifiche attività di indagine e d’inchiesta.
In considerazione della complessità del fenomeno criminogeno in questione, tuttavia, si prevede espressamente la possibilità di avvalersi della collaborazione delle amministrazioni locali, di enti associativi pubblici o privati, nonché di esperti che supportino le attività della Commissione con la loro competenza specialistica in materia.
Tali soggetti, anche sulla base di apposite convenzioni, potranno pertanto procedere al monitoraggio su base locale, necessario per comprendere appieno il fenomeno criminale ambientale e calibrare nel modo più corretto l’intervento normativo regionale.
Sarebbe altresì opportuno, se non essenziale, sviluppare forme di collaborazione con l’autorità giudiziaria, al fine di ottenere dati ufficiali e precisi sulle notizie di reato pervenute e sul loro seguito giudiziario.
Ed invero, tali informazioni, inserite in una banca dati appositamente sviluppata, permetteranno di verificare l’efficacia e l’efficienza del sistema sanzionatorio in materia ambientale, rilevandone le criticità sistemiche.
La Commissione sarebbe pertanto in grado di verificare la “percezione di reato” che i cittadini e gli agenti di PG hanno con riferimento ad una determinata situazione. In tal senso, infatti, il reato individuato prima facie potrebbe ben non essere integrato ovvero essere frainteso con altra tipologia di reato. La storicizzazione di tale dato consentirà la predisposizione di adeguati piani di formazione tanto per gli agenti di PG quanto per la cittadinanza, rispondendo alle necessità concrete di informazione in materia ambientale.
Rilevantissime indicazioni potranno essere astratte dall’analisi dei tempi del procedimento, dalla ricezione della notizia di reato alla sua iscrizione nel Registro, al seguito giudiziario. La risposta al reato ambientale, infatti, sarà tanto funzionale quanto tempestiva, atteso che l’accertamento delle responsabilità non può essere soggetto ai tempi eccessivamente lunghi della Giustizia. Così come non si può prescindere la responsabilità e la sanzione dal suo pieno e completo accertamento secondo le garanzie del “giusto processo”.
La Regione Calabria potrebbe quindi validamente proporsi come Regione capo fila nel settore, proponendo soluzioni innovative tanto sul territorio regionale, quanto a livello nazionale.


Art. 1
Principi e finalità
1. La Regione Calabria ispira la propria azione alla protezione dell’ambiente, la salvaguardia dell’assetto del territorio e la valorizzazione della sua vocazione, in attuazione dell’articolo 2 del proprio Statuto.

2. A tal fine, la Regione si impegna a monitorare il numero e la tipologia delle violazioni commesse in materia ambientale sul territorio regionale, nonché ad intraprendere azioni positive a tutela dell’ambiente e dell’ecosistema.

3. La Regione si impegna, anche avvalendosi delle attività della Consulta ambientale, a:
a) promuovere la cultura della tutela e della valorizzazione delle risorse ambientali;
b) collaborare alla raccolta e alla diffusione di dati e informazioni sullo stato dell'ambiente della Regione, favorendone l'accesso e l'acquisizione da parte dei cittadini;
c) favorire un approccio sistemico dei cittadini alla conoscenza del proprio territorio, delle relative risorse e delle tematiche ambientali di riferimento globale; di promuovere comportamenti individuali e sociali atti a favorire una gestione dell'ambiente e delle relative risorse ispirata ai princìpi della sostenibilità.


Art. 2
Modifiche alla legge regionale 19 dicembre 2002, n. 50
1. Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 19 dicembre 2002, n. 50, recante “Istituzione di una Commissione Consiliare contro il fenomeno della mafia in Calabria” è aggiunta la seguente: “b-bis) vigilare ed indagare sull’ecomafia, con particolare attenzione al traffico ed allo smaltimento illecito dei rifiuti, nonché all'abusivismo edilizio;”.

2. Al comma 1 dell’articolo 4 della legge n. 50/2002, dopo le parole: “ogni altro fenomeno di criminalità organizzata,” sono aggiunte le seguenti: “ivi compreso il fenomeno della ecomafia”.


Art. 3
Informazione ed educazione ambientale
1. La Giunta regionale definisce annualmente il Programma regionale per l’informazione e l’educazione ambientale, quale strumento programmatico di riferimento e di raccordo della Regione in materia di informazione ambientale, individuando le fonti di finanziamento necessarie, nonché i criteri e le modalità di impiego delle risorse.

2. La Giunta regionale definisce con propria deliberazione le modalità di realizzazione della Rete regionale per l’educazione ambientale ed i criteri per la formazione di un elenco e la relativa iscrizione dei Centri di educazione ambientale, cui spetta l’attuazione del Programma regionale di cui al comma 1.

martedì 25 gennaio 2011

Ed ora chi risarcisce il territorio ????



“Non esistono discariche di scorie radioattive sepolte sotto il letto del fiume Oliva. E’ quanto emerge dalla relazione redatta dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, a seguito dei carotaggi condotti nell’area attraversata dal corso d’acqua”.
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore regionale di Fare Ambiente Calabria.
“I dati forniti dall’Ispra ci tranquillizzano. Rimangono tuttavia aperte le ferite arrecate dall’incalcolabile danno di immagine cagionato a questi e ad altri luoghi del Tirreno cosentino.
Chi in passato ha gridato al disastro ambientale avrebbe fatto meglio a sposare posizioni più prudenti, confortate oggi dalle risultanze scientifiche.
L’auspicio è che in futuro la nostra bellissima terra non venga nuovamente infangata con la diffusione di notizie che rischiano di compromettere la già precaria economia turistica che, al contrario, dovrebbe essere incentivata con una più incisiva politica di valorizzazione ambientale e paesaggistica”.

Intervista radiofonica: http://www.radio1one.it/radio1news/?p=15834

lunedì 24 gennaio 2011

Nel Fiume Oliva non ri registrano presenza di radiazioni

Questo è quanto emerge dalla relazione dell’Ispra a seguito dei carotaggi effettuati nella valle del Fiume Oliva circa sette mesi fa

Presentata finalmente, dall’Ispra, la relazione sui carotaggi effettuati oltre sei mesi addietro nella valle del fiume Oliva.
Secondo quanto presente sulla relazione dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) gli esami radiometrici, hanno dato esito negativo ed gli unici dati anomali presenti nell’area sottoposta a carotaggi non sono riconducibili a scorie o altro materiale sospettato di essere stato seppellito nell’area del fiume Olivo durante lo spiaggiamento della motonave “Rosso” (ex Jolly Rosso) più di venti anni fa.
Ma i dati risultano però nettamente contrastanti con quelli dell'Arpacal, come definito anche dal procuratore della Repubblica, Bruno Giornano, titolare del fascino sulle indagini del presunto smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi a seguito dello spiaggiamento della nave.
Infatti, secondo i dati pubblicati dall’Arpacal, a seguito della misurazione per mezzo dei rilevatori Geiger nel maggio 2009 nella vallata del fiume Oliva, si parlava della “individuazione di radionuclide artificiale”. Dati assolutamente contrastanti con quelli consegnati oggi dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
Dopo oltre sei mesi, comunque giungono sulla scrivania del procuratore i dati redatti dalll’Ispra e l’Arpa Piemonte a seguito dei carotaggi disposti e voluti dal procuratore Giordano come approfondimento investigativo alla luce di quanto rilevato dall'Arpacal.
Bisogna ricordare comunque che durante le operazioni gli ingegneri della ditta incaricata all’esecuzione parlavano già di “radioattività naturale” derivante da una tipologia di roccia presente lungo tutta l’area interessata dalle operazioni di carotaggio.
Ora non resta che aspettare quanto emergerà dall’incontro tra Arpacal, Ispra ed il procuratore Giordano previsto per i prossimi giorni.

http://www.tirrenonews.it/Portale/index.php?option=com_content&view=article&id=3856:fiume-oliva-radioattivita-naturale&catid=84:ambiente&Itemid=461


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venerdì 21 gennaio 2011

Energia, Ambiente e sviluppo sostenibile, volano di crescita per il Mediterraneo

"Energia, Ambiente e sviluppo sostenibile, volano di crescita per il Mediterraneo".

E’ l’iniziativa promossa dal Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente Calabria, in collaborazione con la Pro Loco del Tirreno ed il Circolo Re Alarico di Cosenza, in programma domenica 23 gennaio alle ore 17 presso l’Hotel Nettuno Palace di Belvedere Marittimo.
All’incontro, moderato da Michele Arnoni, presidente del Circolo Re Alarico, interverranno Antonio Iaconetti, Coordinatore regionale di Fare Ambiente, il Presidente della Pro Loco Tirreno Antonello La Valle, il Prof. Orazio Mainieri, docente di Meccanica all’Università della Calabria e presidente della Commissione Energia di Fare Ambiente ed Aurelio Longo che del movimento ecologista è Coordinatore Nazionale Giovani.
L’iniziativa rientra nel ciclo di seminari T.E.A. (Territorio, Energia e Ambiente) da tempo avviati da Fare Ambiente in tutte le regioni italiane.
Il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente
in collaborazione con la Pro Loco del Tirreno e il Circolo Re Alarico Cosenza
Seminario T.E.A

“Energia, Ambiente e Sviluppo Sostenibile, Volano di crescita per il Mediterraneo”
Domenica 23 Gennaio 2011 – Ore 17.00 – Hotel Nettuno Palace, Belvedere Marittimo (Cs)

PROGRAMMA
Registrazione dei partecipanti
Intervengono
Avv. Antonio Iaconetti
Coordinatore Regionale FareAmbiente®
Dott. Antonello La Valle
Presidente Pro Loco Tirreno – Cons. Regionale U.N.P.L.I.
Ing. Aurelio Longo
Coordinatore Nazionale Giovani FareAmbiente®
Prof. Orazio Mainieri
Docente Dip. Meccanica UNICAL, Presidente Commissione Energia FareAmbiente®
Modera
Avv. Michele Arnoni
Presidente Circolo Re Alarico Cosenza

mercoledì 8 dicembre 2010

Osservatorio reati ambientali Calabria ~ Lombardia

Antonio Iaconetti, coordinatore regionale per la Calabria di Fare Ambiente, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“La collaborazione avviata dal Presidente della Commissione Antimafia della Calabria Salvatore Magarò, con il Consiglio Regionale della Lombardia per condurre una strategia comune di lotta alla ‘ndrangheta è senza dubbio una iniziativa di grande spessore che non mancherà di produrre benefici ed effetti positivi.
Creare una rete sinergica contro il malaffare rafforza le istituzioni nella quotidiana battaglia contro la criminalità organizzata.
Siamo certi che le due regioni affronteranno anche il tema delle ecomafie e, in questa prospettiva, Fare Ambiente auspica l’istituzione di un Osservatorio permanente per meglio monitorare e contrastare i reati ambientali, che rappresentano uno dei maggiori business per le cosche“.

martedì 16 novembre 2010

I verdi: negazione del progresso scientifico

“L’adozione di un progetto di sviluppo equo e sostenibile nel rispetto dell’ambiente e della tutela dei valori e delle culture, deve essere la stella polare di ogni movimento ecologista, il punto di approdo delle politiche per la salvaguardia del territorio”.
Lo afferma Antonio Iaconetti, coordinatore regionale per la Calabria di Fare Ambiente, commentando le dichiarazioni del leader della Federazione dei Verdi rilasciate in occasione della sua recente visita a Cosenza.
“A sentire il leader dei Verdi invece, la nostra società dovrebbe adattarsi a vivere nell’età della pietra, rifiutando a prescindere ogni forma di progresso.
Non è frenando il cammino della civiltà che si difende il nostro ecosistema. Al contrario, la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica, sono gli strumenti da mettere in campo per operare nei settore dell’energia, dello smaltimento dei rifiuti, dell’edilizia e della costruzione di nuove infrastrutture, senza mettere a repentaglio la salute del nostro habitat naturale”.

16 novembre 2010

sabato 13 novembre 2010

La Consulta: «Illegittime le leggi regionali che bocciano il nucleare


I Giudici: «le regioni possono impugnare le leggi statali, non farne di proprie»

Bocciati i divieti posti da Puglia, Basilicata e Campania alle centrali e ai siti di stoccaggio delle scorie

ROMA - La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l'installazione sul loro territorio di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La decisione - secondo quanto appreso dall'Ansa da fonti qualificate - è stata presa in una delle ultime camere di consiglio dei giudici costituzionali e le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni. Secondo la Consulta le tre leggi regionali che, in assenza di un'intesa tra Stato e Regioni, precludono il proprio territorio all'installazione di impianti nucleari violano specifiche competenze statali.

«COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO» - In particolare, le norme di Puglia, Basilicata e Campania sono state bocciate perché, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Mentre per quanto riguarda l'installazione di impianti di energia nucleare - si è inoltre appreso - sarebbe stata lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h). In base al ragionamento dei giudici costituzionali, se le Regioni ritengono giustamente necessaria un'intesa con lo Stato per l'installazione degli impianti allora possono impugnare le leggi statali dinanzi alla Consulta e non, come invece hanno fatto Puglia, Basilicata e Campania, riprodurre con legge regionale le situazioni che considerano più corrette.

SITI PER LE SCORIE, TUTTO FERMO - A settembre scorso la Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, aveva individuato 52 aree con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive. Ogni area, di circa 300 ettari, dovrebbe ospitare anche un «parco tecnologico». Le zone adatte sarebbero sparse su tutto il territorio italiano con particolare riferimento al Viterbese, alla Maremma, all'area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del Piacentino e del Monferrato. Ma la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta, e avverrà d'accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici. Il lavoro svolto dalla Sogin, al quale i ricercatori hanno lavorato un anno, è tuttavia finito in cassaforte, in attesa della creazione dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare che doveva già essere pronta prima dell'estate.

I Giudici: «le regioni possono impugnare le leggi statali, non farne di proprie»

La Consulta: «Illegittime le leggi regionali che vietano il nucleare»

Bocciati i divieti posti da Puglia, Basilicata e Campania alle centrali e ai siti di stoccaggio delle scorie

MILANO - La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l'installazione sul loro territorio di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La decisione - secondo quanto appreso dall'Ansa da fonti qualificate - è stata presa in una delle ultime camere di consiglio dei giudici costituzionali e le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni. Secondo la Consulta le tre leggi regionali che, in assenza di un'intesa tra Stato e Regioni, precludono il proprio territorio all'installazione di impianti nucleari violano specifiche competenze statali.

«COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO» - In particolare, le norme di Puglia, Basilicata e Campania sono state bocciate perché, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Mentre per quanto riguarda l'installazione di impianti di energia nucleare - si è inoltre appreso - sarebbe stata lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h). In base al ragionamento dei giudici costituzionali, se le Regioni ritengono giustamente necessaria un'intesa con lo Stato per l'installazione degli impianti allora possono impugnare le leggi statali dinanzi alla Consulta e non, come invece hanno fatto Puglia, Basilicata e Campania, riprodurre con legge regionale le situazioni che considerano più corrette.

SITI PER LE SCORIE, TUTTO FERMO - A settembre scorso la Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, aveva individuato 52 aree con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive. Ogni area, di circa 300 ettari, dovrebbe ospitare anche un «parco tecnologico». Le zone adatte sarebbero sparse su tutto il territorio italiano con particolare riferimento al Viterbese, alla Maremma, all'area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del Piacentino e del Monferrato. Ma la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta, e avverrà d'accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici. Il lavoro svolto dalla Sogin, al quale i ricercatori hanno lavorato un anno, è tuttavia finito in cassaforte, in attesa della creazione dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare che doveva già essere pronta prima dell'estate.